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GARESYSTEM è la soluzione software di Consorzio Infotel dedicata allla gestione delle gare d’appalto per l’affidamento di servizi, lavori e forniture. Il software, concepito ai sensi del Nuovo Codice sui Contratti Pubblici (D. lgs. n. 163/2006) rappresenta un valido strumento per le Pubbliche Amministrazione per archiviare le gare svolte, elaborare gli atti di gara ed espletare le diverse sedute per l’affidamento.

GARESYSTEM consente il salvataggio delle gare d’appalto in formato XML, per una facile trasferibilità e condivisione dei lavori . Elabora la modulistica necessaria per l’indizione e l’espletamento delle gare, direttamente in formato .RTF compatibile con qualsiasi editor di testo (MSWord, OpenOffice, ecc…). Effettua la verifica automatica delle offerte fuori termine, l’esperimento e la gestione completa della seduta di gara dedicata all’analisi della documentazione. La funzionalità “Wizard” garantisce tempi di apprendimento immediati e riduce al minimo le possibilità di errore nelle diverse fasi del procedimento.

Tra le funzionalità principali, che rendono il software un validissimo strumento per la gestione delle gare d’appalto, si evidenziano:

  • Archivio imprese;
  • Gestione della Commissione di gara;
  • Sorteggio per la verifica dei requisiti tecnico-organizzativi;
  • Esperimento della gara secondo il criterio del prezzo più basso e dell’offerta economicamente più vantaggiosa;
  • Gestione offerte anomale;
  • Criterio del prezzo più ribasso: esclusione automatica;
  • Criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa: confronto a coppie;
  • Scadenzario date e termini di gara;
  • Gestione delle pubblicazioni da effettuare;
  • Interazione con altri applicativi (Opera PP) per le Comunicazioni all’Osservatorio di appalti inferiori e superiori a 150.000 €

e tanto altro ancora che ti invitiamo a scoprire !...

  • Realizzato mediante l’utilizzo delle più moderne piattaforme di sviluppo (C# per .NET, MySQL 2005, XLM).
  • Interfaccia semplice ed intuitiva in stile Microsoft® Office System™.
  • Risponde ai più severi standard di connettività e migrazione di dati con altri prodotti software.
  • Adattabilità automatica a tutte le risoluzioni grafiche ed a tutti i monitor in commercio.
  • Nelle versioni multiutenza, il software può essere utilizzato contemporaneamente da più postazioni di lavoro garantendo sempre velocità, sicurezza e riservatezza dei dati .
Scarica software gare

Depositi GPL: i vigili del fuoco forniscono nuovi indirizzi applicativi in attuazione del DPR 214/2006
Lettera Circolare 4 ottobre 2007, Prot n. P1169/4106 sott 40/A Depositi Gpl in serbatoi fissi di capacità complessiva non superiore a 5 metri cubi- Attuazione del DPR 12 aprile 2006, n. 214. - Indirizzi applicativi
Trascorso un anno dall’entrata in vigore del DPR 12 aprile 2006, n. 214 di emanazione del Regolamento recante semplificazione delle procedure di prevenzione di incendi relative ai depositi di g.p.l. in serbatoi fissi di capacità complessiva non superiore a 5 metri cubi, il Dipartimento dei Vigili del fuoco fornisce indirizzi applicativi circa la sua attuazione.

Con la lettera Circolare 4 ottobre 2007, Prot n. P1169/4106 sott 40/A Depositi Gpl in serbatoi fissi di capacità complessiva non superiore a 5 metri cubi- Attuazione del DPR 12 aprile 2006, n. 214. - Indirizzi applicativi, la Direzione centrale per la Prevenzione e la Sicurezza tecnica approfondisce tre aspetti:
Semplificazione: per garantire l’effettivo snellimento dell’iter amministrativo per il rilascio del certificato di prevenzione incendi, in relazione anche all’elevata standardizzazione delle installazioni, è prevista una procedura semplificata che si sostanzia nell’eliminazione della fase procedimentale del parere di conformità sul progetto e nell’adozione della sola procedura di richiesta del certificato di prevenzione incendi. In questo senso, poiché l’art. 2 del DPR 214/06 non contempla tra la documentazione da allegare all’istanza di sopralluogo la relazione tecnica, attestando la stessa principalmente al momento dell’esame del progetto, la Lettera circolare ricorda la necessità che il suddetto documento non venga richiesto al titolare dell’attività.

Presentazione della planimetria del deposito: deve consentire ed individuare in maniera univoca tutti gli elementi al contorno connessi con la corretta installazione del deposito sia per il rilascio e il rinnovo del certificato di prevenzione incendi che per eventuali visite ispettive; la lettera circolare considera la scala 1:100 adatta al raggiungimento di tale scopo.

Sopralluogo per il rilascio del certificato di prevenzione incendi: in caso di carenze occorre indicare i correttivi da attuare finalizzati all’adeguamento alla vigente normativa di prevenzione incendi, in un'unica soluzione, al fine di favorire una più rapida definizione della pratica.

Le principali norme di riferimento per la determinazione degli onorari relativi alle attività di progettazione sono rilevabili nell’articolo 92 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei contratti) e nell’articolo 274 del Regolamento di attuazione del Codice dei contratti non ancora in vigore.

Art. 92 (Codice dei contratti)
Corrispettivi e incentivi per la progettazione
(artt. 17 e 18, legge n. 109/1994; art. 1, co. 207 legge n. 266/2005)


1. Le amministrazioni aggiudicatrici non possono subordinare la corresponsione dei compensi
relativi allo svolgimento della progettazione e delle attività tecnico-amministrative ad essa connesse
all’ottenimento del finanziamento dell’opera progettata. Nella convenzione stipulata fra
amministrazione aggiudicatrice e progettista incaricato sono previste le condizioni e le modalità per
il pagamento dei corrispettivi con riferimento a quanto previsto dagli articoli 9 e 10 della legge 2
marzo 1949, n. 14363, e successive modificazioni. Ai fini dell’individuazione dell’importo stimato
il conteggio deve ricomprendere tutti i servizi, ivi compresa la direzione dei lavori qualora si
intenda affidarla allo stesso progettista esterno.
2. Il Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro delle infrastrutture, determina, con proprio
decreto64, le tabelle dei corrispettivi delle attività che possono essere espletate dai soggetti di cui al
comma 1 dell’articolo 90, tenendo conto delle tariffe previste per le categorie professionali
interessate.
3. I corrispettivi delle attività di progettazione sono calcolati, ai fini della determinazione
dell’importo da porre a base dell’affidamento, applicando le aliquote che il decreto di cui al comma
2 stabilisce ripartendo in tre aliquote percentuali la somma delle aliquote attualmente fissate, per i
livelli di progettazione, dalle tariffe in vigore per i medesimi livelli. Con lo stesso decreto sono
rideterminate le tabelle dei corrispettivi a percentuale relativi alle diverse categorie di lavori, anche
in relazione ai nuovi oneri finanziari assicurativi, e la percentuale per il pagamento dei corrispettivi
per le attività di supporto di cui all’articolo 10, comma 7 nonché le attività del responsabile di
progetto e le attività dei coordinatori in materia di sicurezza introdotti dal decreto legislativo 14
agosto 1996, n. 494.66 Per la progettazione preliminare si applica l’aliquota fissata per il progetto di
massima e per il preventivo sommario; per la progettazione definitiva si applica l’aliquota fissata
per il progetto esecutivo; per la progettazione esecutiva si applicano le aliquote fissate per il
preventivo particolareggiato, per i particolari costruttivi e per i capitolati e i contratti.
4. I corrispettivi sono determinati ai sensi del comma 3, fatto salvo quanto previsto dal comma 12-
bis dell’articolo 4 del decreto-legge 2 marzo 1989, n. 65, convertito, con modificazioni, dalla legge
26 aprile 1989, n. 155.
5. Una somma non superiore al due per cento dell’importo posto a base di gara di un’opera o di un
lavoro, comprensiva anche degli oneri previdenziali e assistenziali a carico dell’amministrazione, a
valere direttamente sugli stanziamenti di cui all’articolo 93, comma 7, è ripartita, per ogni singola
opera o lavoro, con le modalità e i criteri previsti in sede di contrattazione decentrata e assunti in un
regolamento adottato dall’amministrazione, tra il responsabile del procedimento e gli incaricati
della redazione del progetto, del piano della sicurezza, della direzione dei lavori, del collaudo,
nonché tra i loro collaboratori. La percentuale effettiva, nel limite massimo del due per cento, è
stabilita dal regolamento in rapporto all’entità e alla complessità dell’opera da realizzare. La
ripartizione tiene conto delle responsabilità professionali connesse alle specifiche prestazioni da
svolgere. Le quote parti della predetta somma corrispondenti a prestazioni che non sono svolte dai
predetti dipendenti, in quanto affidate a personale esterno all’organico dell’amministrazione
medesima, costituiscono economie. I soggetti di cui all’articolo 32, comma 1, lettere b) e c),
possono adottare con proprio provvedimento analoghi criteri.
6. Il trenta per cento della tariffa professionale relativa alla redazione di un atto di pianificazione
comunque denominato è ripartito, con le modalità e i criteri previsti nel regolamento di cui al
comma 5 tra i dipendenti dell’amministrazione aggiudicatrice che lo abbiano redatto.
7. A valere sugli stanziamenti iscritti nei capitoli delle categorie X e XI del bilancio dello Stato, le
amministrazioni competenti destinano una quota complessiva non superiore al dieci per cento del
totale degli stanziamenti stessi alle spese necessarie alla stesura dei progetti preliminari, nonché dei
progetti definitivi ed esecutivi, incluse indagini geologiche e geognostiche, studi di impatto
ambientale od altre rilevazioni, alla stesura dei piani di sicurezza e di coordinamento e dei piani
generali di sicurezza quando previsti ai sensi del decreto legislativo 14 agosto 1996, n. 49471, e agli
studi per il finanziamento dei progetti, nonché all’aggiornamento e adeguamento alla normativa
sopravvenuta dei progetti già esistenti d’intervento di cui sia riscontrato il perdurare dell’interesse
pubblico alla realizzazione dell’opera. Analoghi criteri adottano per i propri bilanci le regioni e le
province autonome, qualora non vi abbiano già provveduto, nonché i comuni e le province e i loro
consorzi. Per le opere finanziate dai comuni, province e loro consorzi e dalle regioni attraverso il
ricorso al credito, l’istituto mutuante è autorizzato a finanziare anche quote relative alle spese di cui
al presente articolo, sia pure anticipate dall’ente mutuatario.

All’articolo 92 del Codice dei contratti si affiancherà, tra breve, l’articolo 274 del Regolamento di attuazione che, cerca una coerenza con le disposizioni contenute nel “decreto Bersani”, e precisamente nell’articolo 2, comma 2, del decreto-legge n. 133/2006 convertito nella legge n. 248/2006, ove si stabilisce che “nelle procedure ad evidenza pubblica, le stazioni appaltanti possono utilizzare le tariffe, ove motivatamente ritenute adeguate, quale criterio o base di riferimento per la determinazione dei compensi per attività professionali”.

Art. 274 (Regolamento)
Corrispettivo
(art. 62, commi 3, 5 e 10, d.P.R. n. 554/1999)


1. Le stazioni appaltanti possono utilizzare come criterio o base di riferimento le tariffe
professionali, ove motivatamente ritenute adeguate. L’importo stimato del corrispettivo
complessivo da porre a base di gara è determinato, con le modalità di cui al comma 2, al lordo della
riduzione, di cui all’articolo 4, comma 12-bis, del decreto legge 2 marzo 1989, n. 65, convertito
nella legge 26 aprile 1989, n. 155, prevista per le prestazioni relative alla realizzazione di opere
pubbliche o comunque di interesse pubblico, il cui onere è in tutto o in parte a carico dello Stato e
degli altri enti pubblici.
2. La quota del corrispettivo complessivo riferita alle prestazioni normali e speciali relative alla
progettazione è determinata sulla base delle percentuali ed aliquote di prestazioni parziali previste
dalle tariffe professionali, in corrispondenza della classe, della categoria e degli importi
dell’intervento risultanti dai progetti redatti, nonché del livello di progettazione da redigere. Tale
quota del corrispettivo è aumentata sulla base degli incrementi stabiliti dalle tariffe professionali per
il rimborso delle spese. In modo analogo è determinato il corrispettivo per la direzione lavori, per il
coordinamento per la sicurezza in fase di progettazione e di esecuzione e per i compiti di supporto
alle attività del responsabile del procedimento. La quota del corrispettivo complessivo riferita alle
prestazioni accessorie è determinata con riferimento agli importi posti a base di gara, stabiliti con
riguardo ai correnti prezzi di mercato.
3. All’importo stimato del corrispettivo complessivo è applicabile da parte dei concorrenti un
ribasso percentuale unico, relativo alle prestazioni professionali e alle spese e comprensivo della
riduzione di cui al comma 1.
4. La progettazione di un intervento non può essere artificiosamente divisa in più parti al fine di
eludere l’applicazione delle norme che disciplinano l’affidamento del servizio con esclusione delle
parti eseguite all’interno della stazione appaltante.


Viene, di fatto, sancita la non obbligatorietà delle tariffe professionali e soltanto nel caso di utilizzazione delle stesse, l’importo stimato da porre a base di gara deve essere determinato al loro della riduzione di cui all’articolo 4, comma 12-bis del decreto legge n. 65/1989, convertito nella legge n. 155/1989, sottintendendo,nei fatti che la riduzione non può superare il 20%.

Pubblicata sulla G.U. n. 23 del 28 gennaio 2008 la Deliberazione del'Autorità del 24 gennaio 2008 che definisce i nuovi importi:

Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture
Deliberazione del 24 gennaio 2008
Entità e modalità di versamento del contributo a favore dell'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture (attuazione dell'art. 1, commi 65 e 67, della legge n. 266 del2005, per l'anno 2008)
(G.U. n. 23 del 28 genaio 2008)

IL PRESIDENTE
(omissis)

Delibera:


Art. 1. Soggetti tenuti alla contribuzione

1. Sono tenuti a versare un contributo a favore
dell'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, nell'entità e con le modalità previste dal presente provvedimento, i seguenti soggetti, pubblici e privati:
a) le stazioni appaltanti e gli enti aggiudicatori di cui agli articoli 32 e 207 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163;
b) gli operatori economici che intendono partecipare a procedure di scelta del contraente attivate dai soggetti di cui alla lettera a);
c) gli organismi di attestazione di cui all'art. 40, comma 3, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163.

Art. 2. Entità della contribuzione per i contratti di lavori pubblici, forniture e servizi

1. I soggetti di cui all'art. 1, lettere a) e b), sono tenuti a versare a favore dell'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, con le modalità e i termini di cui all'art. 3 del presente provvedimento, i seguenti contributi: Importo posto a base di gara
in migliaia di euro Quota per le stazioni appaltanti
(in euro) Quota per ogni partecipante
(in euro)
da 150 fino ad un importo inferiore a 500 150,00 20,00
da 500 fino ad un importo inferiore a 1.000 250,00 40,00
da 1.000 fino ad un importo inferiore a 5.000 400,00 70,00
oltre 5.000 500,00 100,00 2. I soggetti di cui all'art. 1, lettera c) sono tenuti a versare a favore dell'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture un contributo pari al 2% (due per cento) dei ricavi risultanti dal bilancio approvato relativo all'ultimo esercizio finanziario.

Art. 3. Modalità e termini di versamento della contribuzione

1. I soggetti di cui all'art. 1, lettera a), del presente provvedimento sono tenuti al pagamento della contribuzione all'atto dell'attivazione delle procedure di selezione del contraente. Il termine di pagamento, fissato in trenta giorni, decorre dal momento dell'attribuzione, da parte dell'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, del codice di identificazione del procedimento di selezione del contraente (CIG), che deve essere riportato nell'avviso pubblico, nella lettera di invito o nella richiesta di offerta comunque denominata. L'attribuzione del predetto codice di identificazione va richiesta anche per le procedure esonerate dall'obbligo di contribuzione. 2. I soggetti di cui all'art. 1, lettera b), del presente provvedimento sono tenuti al pagamento della contribuzione quale condizione di ammissibilità alla procedura di selezione del contraente. Essi sono tenuti a dimostrare, al momento di presentazione dell'offerta, di avere versato la somma dovuta a titolo di contribuzione. La mancata dimostrazione dell'avvenuto versamento di tale somma è causa di esclusione dalla procedura di gara. 3. I soggetti di cui all'art. 1, lettera c), del presente provvedimento sono tenuti al pagamento del contributo da essi dovuto entro trenta giorni dall'approvazione del proprio bilancio. 4. Per le procedure di selezione del contraente, per contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, suddivise in più lotti, le stazioni appaltanti sono tenute a corrispondere il contributo per ogni singolo lotto in ragione del relativo importo; gli operatori economici che partecipano a uno o più lotti devono versare il contributo per ogni singolo lotto per cui presentano l'offerta in ragione del relativo importo. 5. I soggetti contribuenti devono indicare, all'atto del pagamento, la propria denominazione e il proprio codice fiscale; i soggetti di cui all'art. 1, lettere a) e b), del presente provvedimento devono altresì indicare il codice identificativo della procedura di riferimento di cui al comma 1 del presente articolo. 6. Il versamento delle contribuzioni va effettuato secondo le istruzioni operative presenti sul sito dell'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture al seguente indirizzo: http://www.avcp.it/riscossioni.html
7. L'Autorità si riserva la facoltà di concordare con le stazioni appaltanti, per particolari e comprovate esigenze, modalità di pagamento diverse rispetto a quelle previste nella presente delibera.

Art. 4. Riscossione coattiva e interessi di mora

1. Il mancato pagamento della contribuzione da parte dei soggetti di cui all'art. 1, lettere a) e c), secondo le modalità previste dal presente provvedimento comporta l'avvio della procedura di riscossione coattiva ai sensi della normativa vigente.


Art. 5. Disposizione finale

1. Il presente provvedimento viene pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sul Bollettino ufficiale dell'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture. 2. Il presente provvedimento entra in vigore il 1° febbraio 2008.

L’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture ha istituito presso l’Osservatorio le sezioni del casellario informatico relative agli operatori economici per la fornitura di prodotti e la prestazione di servizi, analogamente a quanto già previsto per le imprese esecutrici di lavori pubblici.
Il casellario informatico relativo ai fornitori di prodotti e ai prestatori di servizi assolverà alla funzione di raccolta e pubblicizzazione dei dati necessari e/o utili ai fini del corretto svolgimento delle procedure di affidamento degli appalti e delle concessioni di servizi e forniture, nonché alla iscrizione degli operatori economici in elenchi ufficiali di fornitori o di prestatori di servizi.

Pubblicato sulla G.U.C.E. n. L 317 del 5 dicembre 2007 il Regolamento C.E. n. 4 dicembre 2007, n. 1422.
Nuove soglie di importo per gli appalti dal 1° gennaio 2008 (da 5.278.000 a 5.150.000 e da 211.000 a 206.000)

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 35 dell’11 febbraio 2008 è stato pubblicato il Decreto del Ministero delle Infrastrutture 21 dicembre 2007, n. 272 recante “Regolamento recante norme per l'individuazione dei criteri, modalità e procedure per la verifica dei certificati dei lavori pubblici e delle fatture utilizzati ai fini delle attestazioni rilasciate dalle SOA dal 1° marzo 2000 alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (1° luglio 2006).”
Il Regolamento, composto da 5 articoli, è stato emanato in ottemperanza a quanto previsto all’articolo 253, comma 21 del Codice dei contratti di cui al D.Lgs. n. 163/2006 ed entrerà in vigore il 26 febbraio prossimo.


Le nuove modalità sono riscontrabili nell’articolo 275 (Requisiti di partecipazione) del nuovo Regolamento (in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale) in cui viene precisato che i requisiti economico-finanziari e tecnico-organizzativi di partecipazione alle gare sono definiti dalle stazioni appaltanti con riguardo:
al fatturato globale per servizi espletati negli ultimi cinque esercizi antecedenti la pubblicazione del bando, per un importo variabile tra 2 e 4 volte l'importo a base d'asta (precedentemente il fatturato doveva essere pari da 3 a 6 volte l’importo a base d’asta);
all’avvenuto espletamento negli ultimi dieci anni di servizi relativi a lavori appartenenti ad ognuna delle classi e categorie dei lavori cui si riferiscono i servizi da affidare, individuate sulla base delle elencazioni contenute nelle vigenti tariffe professionali, per un importo globale per ogni classe e categoria variabile tra 1 e 2 volte l'importo stimato dei lavori da progettare, calcolato con riguardo ad ognuna delle classi e categorie (precedentemente il fatturato doveva essere pari da 2 a 4 volte l’importo a base d’asta);
all’avvenuto svolgimento negli ultimi dieci anni di due servizi relativi ai lavori, appartenenti ad ognuna delle classi e categorie dei lavori cui si riferiscono i servizi da affidare, individuate sulla base delle elencazioni contenute nelle vigenti tariffe professionali, per un importo totale non inferiore ad un valore compreso fra 0,40 e 0,80 volte l'importo stimato dei lavori da progettare, calcolato con riguardo ad ognuna delle classi e categorie e riferiti a tipologie di lavori analoghi per dimensione e per caratteristiche tecniche a quelli oggetto dell'affidamento (nessuna variazione rispetto alle norme precedenti);
al numero medio annuo del personale tecnico utilizzato negli ultimi tre anni in una misura variabile tra 2 e 3 volte leunità stimate nel bando per lo svolgimento dell'incarico (nessuna variazione rispetto alle norme precedenti).

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DECRETO LEGISLATIVO 31 LUGLIO 2007 , N. 113

Ulteriori disposizioni correttive e integrative del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, recante il Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, a norma dell'articolo 25, comma 3, della legge 18 aprile 2005, n. 62.

(Gazzetta Ufficiale n.176 del 31/07/2007, in vigore dal 01/08/2007)


Il Presidente Della Repubblica Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;


Vista la direttiva 2004/17/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004, che coordina le procedure di appalto degli enti erogatori di acqua e di energia, degli enti che forniscono servizi di trasporto e servizi postali;


Vista la direttiva 2004/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004, che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi;


Visto il regolamento (CE) 1874/2004 della Commissione, del 28 ottobre 2004, che modifica le direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio riguardo alle soglie di applicazione in materia di procedure di aggiudicazione degli appalti;


Visto il decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, recante "Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture", emanato in attuazione delle direttive sopra richiamate;


Vista la legge 18 aprile 2005, n. 62, legge comunitaria 2004, recante delega al Governo per l'attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE, ed in particolare l'articolo 25, comma 3, che prevede la possibilità di emanare disposizioni correttive ed integrative del citato decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, entro due anni dalla sua data di entrata in vigore;


Visto il decreto legislativo 26 gennaio 2007, n. 6, recante modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, a norma dell'articolo 25, comma 3, della legge 18 aprile 2005, n. 62;


Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 25 gennaio 2007;


Acquisito il parere della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, reso nella seduta del 15 marzo 2007;


Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla sezione consultiva per gli atti normativi nell'adunanza del 6 giugno 2007;


Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;


Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 27 luglio 2007;


Sulla proposta del Ministro per le politiche europee e del Ministro delle infrastrutture, di concerto con i Ministri degli affari esteri, della giustizia, dell'economia e delle finanze, dell'interno, del lavoro e della previdenza sociale, dello sviluppo economico, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e per gli affari regionali e le autonomie locali; .................................................

Software gare

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Scarica Pimus

Che cosa è il PiMUS?

E’ il piano di montaggio, uso e smontaggio di un ponteggio.

Questo documento è esplicitamente richiesto dal D.L.vo 235/2003, di recepimento di una direttiva europea che integra il D.L.vo 626/94 relativamente all’uso delle attrezzature di lavoro.

Si può dire che è un piano di applicazione generalizzata, integrato da istruzioni e progetti particolareggiati per gli schemi speciali costituenti il ponteggio.

In effetti non è completamente una novità poiché già nel DPR 164/56 erano richieste nel libretto predisposto dal fabbricante (art. 31 comma 6): “istruzioni per il montaggio, impiego e smontaggio del ponteggio”. Norma comunque raramente rispettata. La novità sta nel fatto che il PiMUS ora non lo deve predisporre il fabbricante che vende gli elementi del ponteggio.

Chi deve predisporre il PiMUS?

La norma richiede che :”il datore di lavoro provvede a redigere a mezzo di persona competente un piano di montaggio, uso e smontaggio”.

Il PiMUS quindi, è un obbligo del datore di lavoro dell’impresa che monta e smonta i ponteggi.

In merito alla redazione del documento da parte di persona competente, non viene chiarito quale siano le competenze che deve avere questa persona per poter compilare il PiMUS.

Attualmente la normativa sui ponteggi, comprese le novità introdotte dal D.L.vo 235/2003, non prevede la presenza di persone con particolari competenze, salvo quanto si ottiene dal corso di 28 ore che l’Accordo della Conferenza Stato Regioni ha stabilito per gli addetti che hanno il compito di realizzare il ponteggio. L’unica figura che la norma prevede essere necessaria è quella di un ingegnere o di un architetto abilitato alla professione per l’elaborazione del progetto per ponteggi realizzati difformemente dagli schemi contenuti nel libretto di autorizzazione ministeriale (art. 32 DPR 164/56).

Si ritiene quindi che il datore di lavoro debba realizzare questo documento con la massima perizia ricorrendo, dove le particolarità del cantiere e del ponteggio da montare lo richiedano, alla professionalità dell’ingegnere o dell’architetto per la progettazione del ponteggio difforme dagli schemi autorizzati.

Chi utilizza il Pimus? ( o meglio, ad uso di chi viene predisposto?).

E’ messo a disposizione del preposto addetto alla sorveglianza dei lavoratori interessati.

E’ evidente che il legislatore ha voluto ribadire il concetto, più volte espresso nel DPR 164/56, che è il preposto che ha la responsabilità della realizzazione e mantenimento in efficienza delle opere provvisionali.

E’ un documento che deve trovarsi in cantiere?

Non è scritto da nessuna parte però ritengo che debba trovarsi in cantiere per lo meno per due ragioni. La prima è quella del caso in cui sia necessario apportare qualche modifica al ponteggio, per cui occorra aggiornare il PiMUS. La seconda perché contiene le modalità d’uso del ponteggio stesso specie per quanto riguarda gli interventi di manutenzione. Anche se quest’ultimi sono dettagliatamente indicati nella Circolare ministeriale n. 46 del Luglio 2000.

Il ponteggio di solito è utilizzato da ditte e lavoratori diversi da quelli che lo hanno montato.

Quali sono i contenuti del PiMUS? ( Come è fatto?).

Premesso che il PiMUS deve essere un piano operativo, di facile ed immediata lettura, adeguato alla cultura dei destinatari del documento, penso che un elenco come il seguente possa considerarsi completo (forse anche ridondante in qualche parte):

Riferimenti al tipo di ponteggio che si utilizzerà: marca, autorizzazione ministeriale, ecc. è la premessa necessaria, oltre alla localizzazione del cantiere ed a tutte le notizie riguardanti le ditte interessate.

1. Disegno esecutivo del ponteggio con riferimenti, anche schematici, all’opera da servire (praticamente uno stralcio planimetrico della zona del cantiere in cui sarà montato il ponteggio ed i prospetti).

2. Individuazione delle parti costitutive del ponteggio dal punto di vista geometrico: dettagli degli elementi che dovranno essere assemblati (correnti, diagonali, montanti, ecc.).

3. Indicazione della squadra (o delle squadre) di lavoratori addetti.

4. Descrizione dei DPI che devono essere utilizzati dai lavoratori.

5. Descrizione delle attrezzature da impiegare (argani a mano o a motore, ecc).

6. Indicazione delle regole generali da applicare durante le operazioni, riguardanti sia la sicurezza dei lavoratori che il corretto montaggio degli elementi del ponteggio.

7. Descrizione dettagliata, passo dopo passo, delle operazioni che devono essere svolte per il montaggio, specie quelle di elementi speciali quali partenza su suolo inclinato, partenza stretta, mantovana, ecc.

8. Indicazioni sulle misure da attuare in caso di cambiamento delle condizioni meteorologiche.

9. Indicazioni riguardanti la conservazione dell’opera provvisionale nel tempo con gli interventi di manutenzione ritenuti necessari (piano o programma dei controlli che l’utilizzatore deve effettuare).

10. Descrizione dettagliata delle operazioni necessarie per lo smontaggio.

Per i punti 6 e 7, occorre progettare procedure e sequenze di montaggio tali che la squadra di montaggio sia guidata nell’esecuzione del proprio lavoro ed i margini di discrezionalità dei montatori siano limitati a quelle situazioni impreviste che nessun progetto, anche se ben dettagliato, potrà evitare.

Per il punto 9, il piano non può e non deve occuparsi delle lavorazioni che si dovranno svolgere nel ponteggio, in quanto di esse si occupano sia il PSC che il POS (oltre naturalmente il progetto esecutivo). Pertanto per quanto riguarda l’uso il piano riporterà i generali accorgimenti di uso finalizzati a preservare il ponteggio nelle condizioni in cui è stato montato (manutenzione).

Per il punto 10, si può osservare che la sequenza di smontaggio spesso, e per diverse ragioni tecniche, non coincide con la sequenza di montaggio eseguita al contrario, da cui la necessità di esplicitare dettagliatamente le operazioni necessarie.

Esemplificando, per esempio il punto 6 potrebbe contenere le seguenti regole:

- il piano d'appoggio deve garantire una sufficiente resistenza durevole nel tempo, da verificare preliminarmente;

- la ripartizione del carico sul piano d'appoggio deve essere realizzata a mezzo di basette con l'interposizione di elementi atti a ripartire il carico sul piano di appoggio stesso;

- durante il montaggio del ponteggio verificare frequentemente la distanza tra il ponteggio e l'edificio in modo che gli impalcati siano accostati all'opera in costruzione;

- controllare frequentemente la verticalità dei montanti ed il loro collegamento assiale;

- controllare frequentemente l'orizzontalità dei correnti e dei traversi;

- controllare la corretta posizione del dispositivo di bloccaggio degli attacchi per correnti, diagonali e telai di parapetto;

- verificare la messa in opera degli ancoraggi seguendo il progredire del montaggio in conformità ai disegni esecutivi;

- ecc.

La descrizione riportata nel punto 7 potrebbe svolgersi passo dopo passo con le sequenze aventi il seguente inizio:

1. Eseguire il tracciamento del ponteggio in base al disegno esecutivo mettendo in opera i fili fissi in corrispondenza dei montanti interni (quelli dal lato dell'opera servita).

2. In corrispondenza dei punti in cui dovranno poggiare le basette, posizionare tavole di legno di spessore 4 cm con funzione di elementi di ripartizione. Quando, impiegando basette regolabili, la parte superiore del primo traverso viene portata ad un'altezza superiore a 205 cm, le piastre di base delle basette devono essere fissate (ad esempio mediante chiodi) agli elementi di ripartizione che, in questo caso, devono interessare almeno due montanti contigui.

3. Porre in opera le basette.

4. Porre in opera i telai del piano terra collegando fra loro i vari telai con le diagonali ed i correnti.

5. Porre in opera i traversi di collegamento delle basi dei montanti dei telai.

6. Operando dal piano di campagna (cioè dal basso) mettere in opera le tavole di impalcato del primo piano.

7. Operando dal basso mettere in opera gli ancoraggi in corrispondenza del traverso dei telai a quota + 2,00 ml.

8. Fissare le basette alle tavole di ripartizione del carico.

9. Mettere in opera le scale in corrispondenza delle botole.

10. Operando dal piano di campagna mettere in opera una linea di ancoraggio in corrispondenza delle prime tre campate, a partire da sinistra guardando la facciata, sulla parte interna del ponteggio. Alle estremità della linea devono essere montati due dispositivi di blocco che impediscano al connettore del cordino di posizionamento (collegato alla cintura di sicurezza dell'addetto) di scorrere oltre quel punto e quindi di avvicinarsi alla testata del ponteggio non protetto dalla caduta verso il vuoto.

11. Ecc., ecc.

Quali sono le differenze tra il PiMUS ed il POS?

A parte il fatto che le finalità dei due documenti sono diverse, potrebbe essere realizzata, in alcuni casi, una commistione tra i due per avere un unico documento. Un esempio può, meglio di un lungo discorso, mettere in evidenza le difficoltà pratiche di una simile operazione.

L'Impresa A si aggiudica un lavoro di rifacimento facciate di un edificio e subappalta alla ditta B le realizzazione del ponteggio.
La ditta B redige il PiMUS, esegue il montaggio e se ne va.
E' chiaro che la responsabilità della conservazione a norma del ponteggio è di chi lo utilizza, in questo caso della Impresa A principalmente, ma anche della ditta C subappaltatrice per le opere murarie e poi la ditta D per la pittura, ecc. (evidenziato nei vari contratti di subappalto per esempio con un documento di “consegna del ponteggio montato al Committente”). Della manutenzione è normalmente il preposto della Impresa A (il capocantiere) che ne è responsabile.
Una volta completati i lavori appaltati torna la ditta B che smonta il ponteggio e lo porta via.

Abbiamo che ogni ditta fa il suo POS. La ditta B, che ha il compito di fornire e montare il ponteggio, nel suo POS valuterà i rischi cui sono soggetti i propri dipendenti in tutte le operazioni di montaggio, smontaggio, ma anche di prelievo e trasporto degli elementi del ponteggio dal magazzino al cantiere e viceversa.

L’Impresa A, nel suo POS, del PiMUS terrà conto della parte che riguarda “l’uso” (principalmente effettuerà i controlli necessari per la manutenzione dell’opera). Le altre ditte nei loro POS hanno poco da tener conto del PiMUS, se non quelle raccomandazioni riguardanti il mantenimento dell’integrità dell’opera.

Non dimentichiamo poi che tutti i POS e, in qualche misura anche il PiMUS, devono tener conto di eventuali prescrizioni presenti nel PSC. Per esempio delle delimitazioni delle aree di cantiere destinate allo scarico ed allo stoccaggio provvisorio degli elementi del ponteggio, oppure a problemi inerenti la viabilità sia interna che esterna per gli automezzi che trasportano gli elementi stessi.

Solo nel caso in cui l’Impresa A utilizzasse ponteggi di sua proprietà con proprio personale sarebbe possibile realizzare un unico documento, POS dell’Impresa A, integrando i contenuti del PiMUS come sopra elencati, ma non esclusivamente con le prescrizioni di sicurezza, ma con una attenta analisi e valutazione dei rischi che ha dato luogo alla scelta di quelle misure di sicurezza (come richiede l’art. 4 del D.L.vo 626/94 per la redazione del DVR di cui il POS è un’appendice).

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PREMESSA

Il D.Lgs 626/94 prevede che venga fornita una formazione specifica, relativa ad argomenti circostanziati, a una serie di soggetti che, a vario titolo, hanno un ruolo nell'assicurare condizioni di salute e sicurezza nell'ambiente di lavoro.

Essi sono:

· tutti i lavoratori (art. 22, 38, 43, 49, 56, 66, 85)

· il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (art. 22, c. 4)

· i lavoratori incaricati dell'attività di Pronto Soccorso, di lotta antincendio e di evacuazione dei lavoratori (art. 22, c. 5)

· il datore di lavoro che intenda svolgere direttamente i compiti propri del Servizio di prevenzione e protezione (SPP) e di prevenzione incendi ed evacuazione (art. 10).

Il decreto non pone l'obbligo di formazione per il responsabile del SPP il quale, così come il medico competente, dovrebbe essere persona già formata sugli argomenti oggetto delle sue funzioni.

Tuttavia la non definizione delle caratteristiche professionali di questa figura rende possibile conferire l'incarico anche a tecnici privi di una specifica preparazione. Verosimilmente questa scelta sarà effettuata soprattutto nelle aziende di medio-piccole dimensioni, in cui la responsabilità del SPP verrà in larga parte attribuita a tecnici già presenti in azienda, ai quali dovrà dunque essere fornita una formazione specifica.

In queste note saranno tratteggiate quindi anche le caratteristiche di questo tipo di formazione, assimilandole a quelle del datore di lavoro che intenda svolgere direttamente i compiti propri del SPP.

L'importanza che la formazione assume nell'ambito del più generale processo di prevenzione delineato dal decreto fa ritenere opportuno proporre alcune considerazioni preliminari prima di presentare indicazioni mirate alle specifiche iniziative formative.

In particolare nella prima parte del documento si è ritenuto opportuno esplicitare i punti di riferimento teorici a cui ci si è richiamati nel delineare i percorsi formativi proposti per le specifiche figure, che costituiscono invece l'oggetto della seconda parte del documento.

Ancora nella prima parte vengono tratteggiate le possibili funzioni che il servizio pubblico nelle sue diverse articolazioni (Regioni, Servizi di prevenzione e vigilanza delle Aziende Usl, ISPESL, Istituto superiore di sanità, Università, ecc.) possono svolgere in campo formativo in questa delicata fase di avvio dell’attuazione del Decreto.


1. LA PROGETTAZIONE DELLA FORMAZIONE DEGLI ADULTI: RICHIAMI GENERALI

1.1 Formazione - informazione

Il D.Lgs 626 distingue con nettezza gli obblighi di informazione da quelli di formazione. Vale dunque la pena richiamare brevemente la definizione dell'una e dell'altra (da: Devoto G., Oli G.C. Dizionario della lingua italiana, 1971):

Informare: fornire notizie ritenute utili o funzionali.

Formare: fornire, mediante una appropriata disciplina, i requisiti necessari ad una data attività.

Si tratta dunque, nel primo caso, di comunicare conoscenze, nel secondo di predisporre un processo attraverso il quale trasmettere l'uso degli attrezzi del mestiere, o di parte di essi, incidendo nella sfera del sapere, del saper fare e del saper essere, con l'obiettivo di conseguire modalità di comportamento e di lavoro che mettano in pratica le regole ed i principi della sicurezza.

Entrambi sono il frutto di un’attività progettuale, che ha regole precise e simili a grandi linee nei due casi.

Di seguito esse sono brevemente rammentate, in relazione alla progettazione formativa.

1.2 Progettare un intervento di formazione

Le caratteristiche della progettazione del processo formativo sono note a tutti coloro che a vario titolo si sono occupati del tema, né è questa la sede per approfondirle sul piano teorico. Si richiamano dunque brevemente le principali tappe progettuali, per una più comoda lettura dei paragrafi successivi.

La progettazione inizia con un'accurata analisi del problema che si intende affrontare sul piano formativo, per evidenziarne gli aspetti aggredibili da questo tipo di iniziativa. Infatti, come si riprenderà più oltre, non tutti i problemi né tutti gli aspetti di un problema possono essere risolti con questa modalità di approccio. Ovviamente, qualora l'intervento formativo riguardi una singola azienda, è fondamentale la conoscenza approfondita della sua organizzazione.

Quando si tratta di formare figure nuove per un ruolo professionale prima mai svolto, occorrerà effettuare non tanto un'analisi del problema, quanto piuttosto un'analisi delle funzioni connesse al ruolo per coglierne tutti gli aspetti sui quali occorrerà indirizzare l'iniziativa formativa.

Le caratteristiche dei destinatari dell'iniziativa, in termini di conoscenze acquisite, pregresse esperienze, scolarità, motivazioni all'apprendimento costituiscono un altro momento di valutazione. Da questo e dall'analisi del problema o del ruolo deriva l'identificazione dei bisogni formativi che l'iniziativa da progettare deve soddisfare: si tratta cioè di evidenziare l'elenco delle carenze cognitive, comportamentali, pratiche o relazionali che quello specifico gruppo di persone deve colmare attraverso la formazione per essere in grado di affrontare un problema o un ruolo.

Occorre quindi trasformare le competenze mancanti in obiettivi educativi specifici, che devono essere pertinenti alle competenze che il discente deve acquisire, chiari e precisi nella formulazione, completi, realizzabili. Su questi deve essere modellato il programma dell'iniziativa formativa, essendo il raggiungimento degli obiettivi indicati lo scopo di essa.

La esatta definizione degli obiettivi educativi è il passo fondamentale di tutta la progettazione. Essi non possono essere definiti correttamente se le tappe precedenti non sono state affrontate con rigore, né d’altro canto la efficacia dell'iniziativa formativa è valutabile se gli obiettivi non sono esplicitati chiaramente, in modo che ne possa essere misurato il raggiungimento.

La progettazione dettagliata del percorso formativo e la programmazione didattica si concretizzano in:

· articolazione in cicli, moduli, unità didattiche;

· scelta della metodologia didattica in relazione ai destinatari;

· produzione di materiali didattici.

La valutazione di apprendimento è un altro passaggio-chiave della progettazione: ancora scarsamente effettuata, deve essere accuratamente progettata, discendendo come naturale corollario dalla identificazione degli obiettivi educativi.

Tale valutazione è di estrema importanza anche per i formatori ai fini della calibrazione di ulteriori "pacchetti" formativi.

1.3 Quale formazione per gli adulti

Le attività formative rivolte a soggetti adulti dovranno tenere in considerazione e valorizzare l’esperienza umana e professionale di cui essi sono portatori, esperienza su cui sono basate opinioni e, spesso, anche pregiudizi, particolarmente radicati nel profondo.

Ciascuno è depositario di una propria “cultura” della sicurezza e della prevenzione, e fa riferimento a propri modelli interpretativi, che il formatore aiuterà a sostituire, se necessario, con altri più efficaci.

L’apprendimento degli adulti è complesso, in quanto prevede la modificazione di conoscenze, di pratiche, di competenze professionali e di comportamenti; esso è finalizzato ad una prestazione particolare ed implica un coinvolgimento complessivo del soggetto (sia sul piano razionale che emotivo); si esprime come ricerca attiva fondata sull’esperienza; richiede motivazione, che scatta dalla consapevolezza dello scarto tra ciò che il soggetto sa e ciò che sente di dover sapere (che è la differenza tra le competenze richieste dal compito lavorativo e le capacità realmente possedute).

Il modello di apprendimento dell’adulto è dunque caratterizzato da:

Il bisogno di conoscere: il soggetto adulto, quando inizia ad apprendere qualcosa, si preoccupa di esaminare i vantaggi legati all’apprendimento nonché le conseguenze negative del mancato apprendimento.

La centralità dei propri bisogni di conoscenza.

Il ruolo fondamentale dell’esperienza: l’apprendimento più efficace ristruttura e valorizza l’esperienza personale, in quanto stabilisce un confronto critico con nuove situazioni operative.

La disponibilità ad apprendere ciò che ha bisogno di sapere, di saper fare e di saper essere per far fronte efficacemente alle situazioni della vita reale.

La motivazione legata sia a fattori esterni che a fattori interni (soddisfazione, autostima, qualità di vita del lavoro e così via).

I contenuti da sviluppare nel percorso formativo devono essere coerenti con gli obiettivi di apprendimento, mentre questi ultimi vanno riferiti ad una precisa situazione di lavoro.

L’apprendimento è favorito dall’applicazione, alle iniziative formative, di metodi di insegnamento basati sul coinvolgimento dei soggetti e che si avvalgono di tecniche attive (lavoro di gruppo, griglie di valutazione, discussione di casi, simulazioni e così via). Tutte le situazioni in cui i soggetti possono sperimentare ciò che vanno imparando, ma che ancora non sono in grado di dominare, in quel particolare tipo di ambiente protetto che è l’aula, risultano particolarmente efficaci.

In ambito formativo, infine, è fondamentale stimolare l’apprendimento del soggetto entro i piccoli gruppi di lavoro.

1.4 La formazione non sostituisce l'azione

E’ necessario evitare attentamente che le attività formative, piuttosto che integrarsi, finiscano con il sostituire l’azione tecnica e organizzativa.

La formazione, infatti, può colmare lacune di conoscenze e di competenze operative, quando queste siano critiche per l’organizzazione, ma non può né deve essere utilizzata per tentare, in genere senza risultato, di raggiungere obiettivi che invece, prevederebbero un cambiamento tecnologico, impiantistico od organizzativo.

Bisognerà pertanto distinguere, di volta in volta, le aree di competenza e gli obiettivi propri della formazione dalle aree proprie e dagli obiettivi specifici dell’intervento di altra natura.

Per questo è opportuno analizzare i ruoli professionali dei soggetti, per individuare i deficit di competenza che possono essere colmati mediante azioni formative.


2. RUOLO DEI SERVIZI PUBBLICI NELL’AMBITO DELLA

PROGETTAZIONE E DELL’ATTUAZIONE DI INIZIATIVE

FORMATIVE

2.1 Le Regioni

Il D.Lgs 626/94 assegna alle Regioni, nell’accezione più complessiva che comprende non soltanto i Dipartimenti di sanità ma anche, ad esempio, quelli delle politiche economiche e del lavoro, nonché della formazione professionale, compiti diretti ancorché genericamente definiti. Il D.Lgs all’art. 22, si limita infatti ad affermare che le Regioni, accanto a molti altri soggetti istituzionali di natura sia centrale che periferica, “...svolgono attività di informazione, consulenza e assistenza in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro...”.

I contenuti di questa attività saranno ovviamente da definire, attraverso accordi, con le diverse parti sociali.

Il ruolo, benché generico, appare comunque ampio e le Regioni dovranno articolarlo attraverso una chiara individuazione delle priorità strategiche emergenti in campo formativo, così da svolgere funzioni di orientamento e di controllo sull’applicazione del decreto.

Più in dettaglio, le funzioni che le Regioni potrebbero attivamente svolgere, attraverso una vasta iniziativa politica e culturale in merito, dovrebbero essere le seguenti:

a) orientamento: attraverso la produzione di documenti interpretativi, la definizione di linee-guida, la promozione di iniziative di discussione e approfondimento;

b) coordinamento: soprattutto delle attività di formazione che vedono coinvolte le Aziende Usl, per evitare il pullulare di esperienze improvvisate e frammentarie, la duplicazione di progetti e materiali didattici;

c) accreditamento: attraverso l’individuazione di criteri e standard di qualità sulla base dei quali giungere alla definizione di una sorta di “marchio di qualità” regionale e/o nazionale da attribuire ai diversi percorsi formativi messi autonomamente in atto dai diversi soggetti istituzionali e sociali che agiscono sulla scena della formazione per la prevenzione;

d) finanziamento: totale o parziale, di iniziative formative ritenute prioritarie e strategiche. Il finanziamento, se vincolato al rispetto di criteri e standard precisi di qualità e perciò prioritariamente destinato a progetti accreditati, è un utile mezzo per un efficace svolgimento della funzione di orientamento;

e) progettazione: di percorsi formativi che possono costituire un modello per iniziative di altri;

f) produzione di pacchetti e materiali didattici: di supporto ai progetti formativi di cui sopra, o da gestire in proprio, nel caso previsto al punto successivo;

g) organizzazione diretta di iniziative formative: innanzi tutto per gli operatori delle Aziende Usl, eventualmente anche per altri soggetti in situazioni particolari.

2.2 I Servizi di prevenzione e vigilanza delle Aziende Usl

In molte realtà si è sviluppata nei Servizi pubblici di prevenzione una specifica competenza ed una esperienza ampia di programmazione e gestione di attività formative.

Questa attività si è svolta nei confronti di vari soggetti: dirigenti di azienda, tecnici, consigli di fabbrica, preposti, lavoratori ed ha visto il coinvolgimento, sul piano organizzativo, degli organismi rappresentativi delle varie parti e di agenzie formative private e pubbliche.

E’ quindi opportuno che questa competenza, laddove esiste, venga messa a disposizione delle parti sociali per il migliore espletamento degli obblighi previsti dal decreto, configurando così sul tema della formazione una concretizzazione della funzione di assistenza (art. 24) così come indicato nel documento della Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome del febbraio 1995.

Preme richiamare dal medesimo documento un enunciato di carattere generale: "E’ quindi necessario muoversi nella logica di offrire alle imprese e alle loro associazioni, l’opportunità di una collaborazione possibile ad ogni livello...".

Ed inoltre appare opportuno auspicare che da parte dei soggetti titolari degli obblighi di legge si tenga nel debito conto l'esistenza di tale disponibilità e di una competenza che, pur non essendo patrimonio esclusivo dei servizi pubblici, assume in quest'ultimo caso particolari connotati in termini di autorevolezza e di garanzia.

Il possibile ambito di attuazione dell'intervento può essere delineato in forme diverse:

1) Istituzione nei Dipartimenti di Prevenzione di pool di formatori esperti sui vari temi del decreto, che possano intervenire in iniziative formative altrove programmate.

2) Verifica di qualità di progetti ed attività formative, soprattutto di quelle prive dell'accreditamento regionale su richiesta e/o nell'ambito di specifiche forme di collaborazione.

3) Collaborazione alla stesura di progetti formativi.

4) Produzione di materiali a supporto di iniziative formative.

5) Predisposizione ed offerta di pacchetti formativi.

Le ultime tre attività indicate sono sovrapponibili a quelle che, in ambito più vasto e con interlocutori di esso rappresentativi, sono state precedentemente segnalate tra le funzioni della Regione. Si tratta, appunto, di una questione di ambiti geografici: a livello periferico è possibile una collaborazione più capillare ad iniziative di carattere locale, mentre a livello regionale l’intervento diretto è ipotizzabile solo per limitate situazioni ritenute particolarmente significative. Il coordinamento della Regione, a cui prima si accennava, deve poi garantire il buon livello delle iniziative locali che vedono la partecipazione delle Aziende Usl nonché un’ampia circolazione di progetti e materiali didattici localmente prodotti, per ottimizzare le esperienze formative e minimizzare gli sprechi.

In relazione al tipo di impegno da profondere nelle varie iniziative locali, è da definire un diverso livello di interesse/priorità per quanto attiene alle figure da formare:

a) addetti alla sicurezza dei servizi aziendali

b) datori di lavoro che svolgano direttamente i compiti del Servizio di prevenzione e protezione dai rischi

c) rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza

d) lavoratori addetti a compiti speciali

e) lavoratori in genere.

Si ritiene opportuno delineare un possibile impegno più diretto sulla formazione delle figure con maggior valenza di criticità (a, b, c), mentre per quanto attiene ai punti d) ed e), in considerazione della elevatissima numerosità delle figure interessate e per l’estrema differenziazione delle problematiche specifiche, pare più opportuno prefigurare un coinvolgimento dei Servizi su aspetti più generali come la realizzazione di pacchetti formativi standard o il coinvolgimento diretto in iniziative pilota e/o sperimentali nell'ambito per esempio di interventi di comparto.

2.3 L'ISPESL

Il ruolo dell'ISPESL, oltre a promuovere iniziative dirette di formazione, sarà quello di mettere a disposizione pacchetti formativi derivati da apposite ricerche, di collaborare nella predisposizione di standard formativi e di modalità di certificazione, di disseminare in modo più ampio possibile iniziative formative a livello nazionale ed infine di promuovere la costituzione di una "rete" di formatori per lo scambio delle esperienze acquisite.

2.4 L'Università

L'Università è una istituzione con compiti prioritari nel campo della formazione, sia per le figure del D.Lgs 626/94 (medico competente, responsabile dei Servizi di prevenzione e protezione), che per la formazione di tecnici per mansioni specifiche (diploma di tecnico per la prevenzione, audiometristi, fisici sanitari, infermieri professionali) e di formatori per competenze nel campo dell'informazione e formazione dei lavoratori e del loro responsabile.

2.5 I Vigili del fuoco

Il ruolo dei Vigili del fuoco è trattato nel documento n. 4: "Prevenzione incendi, evacuazione dei lavoratori, pronto soccorso".

3. LA FORMAZIONE DEI SOGGETTI DELLA PREVENZIONE

3.1 I lavoratori

Analisi del problema: all'entrata in un nuovo lavoro o quando avvengono modifiche rilevanti, al lavoratore deve essere garantita la possibilità di svolgere la propria mansione in condizioni di salubrità e sicurezza.

Questo enunciato è, di fatto, il contenuto di numerosi articoli del Decreto nei quali è richiamato l'obbligo di formazione dei lavoratori.

Gli articoli, nonché gli oggetti della formazione a cui fanno riferimento, sono di seguito elencati per maggior chiarezza:

· art. 22, comma 1:

sicurezza e salute, con particolare riferimento al proprio posto di lavoro e alla propria mansione

· art. 38, comma 1 lett. a:

attrezzature di lavoro

· art. 38, comma 1 lett. b:

attrezzature di lavoro il cui impiego richieda

conoscenze o responsabilità particolari

· art. 43, comma 4 lett. g:

DPI ed eventuale addestramento all'uso corretto e pratico

· art. 43, comma 5:

addestramento all'uso per DPI della terza categoria (D.Lgs 475/92) e otoprotettori

· art. 49, comma 2:

movimentazione carichi

· art. 56, comma 1:

uso di VDT

· art. 66, comma 1:

uso di agenti cancerogeni

· art. 85, comma 1:

uso di agenti biologici

La circolare del Ministero del lavoro e previdenza sociale n. 30 del 5/03/98 nel fornire chiarimenti interpretativi al D.Lgs 626/94 (in particolare sull'applicazione dell'art. 22, commi 1 e 2) evidenzia che il dovere di formazione del datore di lavoro nei confronti dei lavoratori, già assunti alla data di attuazione del citato decreto legislativo, non scatta automaticamente e indiscriminatamente, purché sia già stata data in precedenza attuazione all'obbligo di cui agli artt. 4 del DPR 547/55 e DPR 303/56.

In questo caso è opportuno sottolineare che l'eventuale formazione pregressa deve comunque essere documentata o dimostrabile (ed in assenza di documentazione o dimostrazione è da ritenersi come non avvenuta).

La formazione, per questi lavoratori deve essere oggetto di programmazione e aggiornamento periodici, anche se non sono avvenute particolari o sostanziali modifiche del ciclo lavorativo.

A tal proposito è bene precisare che i rischi presenti nell'ambiente di lavoro non sono solo legati agli ambienti, alle attrezzature e all'organizzazione del lavoro, ma spesso derivano anche da comportamenti non corretti assunti nell'arco della vita lavorativa.

3.1.1 Bisogni formativi

Conoscenza delle caratteristiche del posto di lavoro e dei rischi ad esso connessi: macchine e impianti, sostanze utilizzate, dispositivi di protezione collettiva messi in atto.

Capacità di utilizzare le procedure atte a svolgere la mansione assegnata nel rispetto delle norme di sicurezza e di igiene del lavoro, sia nella normale routine lavorativa, che in occasione di anomalie del processo produttivo di frequente accadimento (es.: “se la macchina si blocca”, “se il pezzo si inceppa", ecc.).

Capacità di utilizzare e conservare correttamente i DPI messi a disposizione.

Di fatto questi bisogni formativi si connettono strettamente con l'esigenza di apprendere a svolgere correttamente la mansione assegnata, costituendo perciò parte integrante del processo di apprendistato, inteso come il tirocinio necessario per acquisire la pratica utile a svolgere un mestiere o una professione.

Oltre a ciò la formazione dei lavoratori deve tenere conto dei principi base della prevenzione degli incendi e della prevenzione di tutte le situazioni critiche (es. rilasci significativi di sostanze nocive) che potrebbero verificarsi nel corso dell'attività di lavoro, nonché delle azioni da attuare per contenere eventuali incendi o altri tipi di eventi.

Come nel DM 10/03/98 è indicato un percorso informativo, formativo e di addestramento nei confronti della prevenzione degli incendi, così è opportuno che venga previsto un percorso analogo per quelle situazioni, come ad esempio rilasci di sostanze nocive, che non necessariamente evolvono verso l'incendio.

3.1.2 Caratteristiche dei destinatari dell'iniziativa formativa

Trattandosi di tutti i lavoratori dipendenti, a qualsiasi qualifica professionale essi appartengano, le caratteristiche sono estremamente varie.

E’ tuttavia ragionevole affermare che le esigenze formative maggiori sono riferite ai lavoratori manuali di agricoltura industria e servizi e agli impiegati di livello inferiore. In relazione a queste figure è perciò lecito attendersi una scolarità medio-bassa.

L'esperienza pregressa può essere invece varia, mentre la motivazione all'apprendimento è verosimilmente elevata.

3.1.3 Progetto di formazione

La formazione prevista dal D.Lgs 626, come è stato ricordato sopra, è parte integrante di un corretto apprendistato e, come tale, dovrebbe naturalmente connettersi con gli altri oggetti di apprendimento propri di questa condizione. Tuttavia, poiché tale formazione deve essere "visibile" ai fini anche di non incorrere nelle sanzioni previste per gli inadempienti, deve essere individuato uno specifico modulo formativo, mirato all'acquisizione di conoscenze specifiche relative agli argomenti elencati dal DM 16/1/1997:

· rischi riferiti al posto di lavoro ed alle mansioni nonché i possibili danni e le conseguenti misure e procedure di prevenzione e protezione;

· nozioni relative ai diritti e doveri dei lavoratori in materia di sicurezza e salute sul posto di lavoro;

· cenni di tecnica della comunicazione interpersonale in relazione al ruolo partecipativo.

Il modulo, della durata variabile da poche ore ad alcuni giorni in relazione alla pericolosità-complessità della specifica mansione, deve essere supportato da strumenti didattici semplici, preferibilmente visivi o audiovisivi, e da dimostrazione sul campo.

Nell'ambito dei mezzi audiovisivi sono compresi anche i programmi di formazione computerizzati (Computer Based Training).

In sede di prima applicazione del Decreto, la formazione dovrà riguardare tutti i soggetti attualmente al lavoro, oltre a quelli di nuova assunzione, eccetto coloro che hanno già ricevuto una specifica formazione, documentabile, sugli argomenti sopra menzionati.

La formazione teorica sarà preferibilmente effettuata da un membro del SPP mentre la dimostrazione sul campo potrà essere svolta dal preposto o da un lavoratore esperto, appositamente addestrato.

Sarebbe opportuno predisporre una valutazione dell'apprendimento, attraverso l'uso di test o di prove pratiche.

Questa valutazione si rende indispensabile nel caso di lavoro con agenti cancerogeni o con fattori di rischio biologico, nonché con macchine o impianti che comportano rischio di infortunio grave (es.: elettricista, addetto ad alcune manutenzioni ecc.).

3.1.4 Dimostrazione dell'avvenuta formazione

Dovrà essere conservato per ogni iniziativa formativa un documento recante: data, elenco degli argomenti svolti, firma del/dei docenti e del/dei lavoratori coinvolti. Se è stata eseguita la verifica di apprendimento, dovrà essere conservato il testo, in caso di prova scritta, ovvero una breve descrizione della prova pratica eseguita, firmata dal docente e dal lavoratore.

3.2 Il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS)

3.2.1 Analisi del ruolo professionale

Il mandato organizzativo di questa figura professionale come si evince dalle attribuzioni conferite dall'art. 19 e si deduce dalla sua qualifica ("rappresenta" i lavoratori) comprende i seguenti compiti:

· raccogliere dai lavoratori le indicazioni di problemi concernenti la salute e la sicurezza, discutendone possibili soluzioni (diventare animatori di sicurezza);

· promuovere l'elaborazione, l'individuazione e l'attuazione delle misure di prevenzione idonee a tutelare la salute e l'integrità fisica dei lavoratori;

· fare proposte in merito all’attività di prevenzione;

· essere consultato sulla valutazione dei rischi, l'individuazione, la programmazione, la realizzazione e verifica delle misure di prevenzione;

· essere consultato in merito all'organizzazione della formazione;

· ricevere (e interpretare correttamente) le informazioni e la documentazione aziendale sulla valutazione dei rischi e le misure di prevenzione, sulle sostanze pericolose, le macchine, gli impianti, l'organizzazione e gli ambienti di lavoro, gli infortuni e le malattie professionali;

· ricevere (e interpretare correttamente) le informazioni dai servizi di vigilanza;

· ricorrere alle autorità quando ritiene che le misure adottate non siano idonee a garantire la sicurezza e la salute.

Pertanto deve ricevere una formazione particolare in materia di normativa di sicurezza e di salute, nonché sui rischi specifici esistenti nel proprio ambito di rappresentanza e sulle principali tecniche di controllo e prevenzione.

3.2.2 Bisogni formativi

Dall'analisi sopra indicata, si individuano le seguenti aree di attività:

· analisi/valutazione dei rischi

· verifica costante delle misure di prevenzione e di sicurezza

· animazione di sicurezza

· informazione dei lavoratori

che richiedono lo sviluppo di competenze:

· diagnostiche

· decisionali

· relazionali

nonché l'acquisizione di conoscenze specifiche, di sapere applicativo, che devono necessariamente riferirsi almeno a:

· normativa sulle materie di sicurezza ed igiene del lavoro

· rischi presenti sul posto di lavoro e riferiti all'ambito di rappresentanza

· danni legati a quei rischi

· limiti di esposizione a fattori inquinanti

· analisi degli infortuni

· analisi delle situazioni critiche (anomalie di processo)

· modalità di prevenzione

· strumenti informativi presenti sul luogo di lavoro: registro infortuni, schede di sicurezza, documento di valutazione, ecc.

· valutazione di programmi di informazione

· costruzione di strumenti propri di analisi e di verifica (schede ed altro materiale).

3.2.3 Caratteristiche dei destinatari dell'iniziativa formativa

Anche in questo caso le caratteristiche di scolarità e di esperienza pregressa, lavorativa o sindacale, possono essere assai varie, mentre è ragionevole attendersi una spinta motivazionale in genere elevata, legata all'attesa nei confronti di un ruolo nuovo da giocare in azienda.

Ad essa sarà probabilmente mescolato un diffuso sentimento di timore anch'esso generato dall'assoluta novità di questa figura nel panorama contrattuale italiano e, quindi, dalla mancanza di esempi concreti a cui riferirsi.

3.2.4 Progetto di formazione

La formazione di queste figure prevede corsi formalizzati, a proposito dei quali si fa riferimento al DM 16/1/1997, emanato dai Ministri del Lavoro e della Previdenza Sociale e della Sanità (All. n. 1): “Individuazione dei contenuti minimi della formazione dei lavoratori, dei rappresentanti per la sicurezza e dei datori di lavoro che possono svolgere direttamente i compiti propri del responsabile del Servizio di prevenzione e protezione”. I contenuti della formazione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza sono così descritti dall'art. 2 del decreto:

· principi costituzionali e civilistici;

· la legislazione generale e speciale in materia di prevenzione infortuni e igiene del lavoro;

· i principali soggetti coinvolti ed i relativi obblighi;

· la definizione e l'individuazione dei fattori di rischio;

· la valutazione dei rischi;

· l'individuazione delle misure (tecniche, organizzative, procedurali) di prevenzione e protezione;

· aspetti normativi dell'attività di rappresentanza dei lavoratori;

· nozioni di tecnica della comunicazione.

Di seguito si forniscono tuttavia alcune indicazioni generali, di tipo prevalentemente metodologico, utili a meglio circostanziare l'opera di traduzione dei bisogni formativi in obiettivi educativi specifici e a stendere con efficacia programmi di corsi che ben tengano conto delle caratteristiche dei destinatari dell'intervento di formazione.

Durata: Il DM 16/1/1997 ha individuato in 32 ore la durata dei corsi, fatte salve diverse determinazioni della contrattazione collettiva.

Potrebbe essere opportuno prevedere, dopo il primo corso, altri moduli su temi specifici.

Modalità organizzative: il corso dovrà essere indirizzato a rappresentanti dei lavoratori provenienti da un comparto omogeneo, in numero non superiore a 25-30, per consentire la massima efficacia didattica.

Dovrà essere individuato un coordinatore del corso, presente a tutti gli incontri, in grado di fare un'opera di raccordo intelligente tra i diversi docenti.

Questi ultimi dovranno avere un'ottima conoscenza del comparto da cui provengono i rappresentanti dei lavoratori ed essere preferibilmente figure di riferimento nelle realtà aziendali o territoriali. Saranno perciò da privilegiare i tecnici aziendali, i funzionari sindacali, gli operatori dei Servizi di prevenzione.

Modalità didattiche: è opportuno privilegiare la didattica attiva, con grande spazio al lavoro in piccoli gruppi finalizzato alla costruzione o applicazione di griglie di valutazione, alla discussione di casi, alla risoluzione di problemi. Le lezioni frontali, destinate a trasmettere contenuti teorici selezionati, saranno limitate al minimo indispensabile e comunque sempre accompagnate da discussioni o esercitazioni in aula o in piccolo gruppo.

Questa indicazione metodologica discende in modo consequenziale dall'analisi dei bisogni formativi e delle caratteristiche dei destinatari dell'iniziativa formativa.

Si tratta infatti, sul piano cognitivo, di valorizzare le esperienze pregresse, personali o di altri del gruppo, inserendole in un contesto razionale piuttosto che di fornire una mole di nozioni tecniche o giuridiche difficilmente metabolizzabili in un tempo breve e perciò stesso verosimilmente rigettabili rapidamente in quanto “altro da sé”.

Sul piano emotivo-relazionale, d'altro canto, il problema è quello di favorire la nascita di una nuova identità professionale e del senso di appartenenza ad un gruppo di simili, ai quali riferirsi nel futuro per l'approccio a problemi comuni.

Risulta quindi obbligatorio utilizzare metodi didattici che consentano il più possibile la partecipazione attiva dei discenti.

Valutazione di apprendimento: è opportuno valutare l'efficacia dell'insegnamento impartito attraverso la somministrazione di prove, singole o di gruppo, nominative o anonime, al termine di ogni modulo, ovvero blocco di argomenti.

La scelta delle modalità di somministrazione del test sarà in larga parte motivata dalle specifiche caratteristiche dei discenti, che dovranno avvertire la prova come uno stimolo e non come un'occasione di discriminazione.

3.3 Il responsabile del Servizio di prevenzione e protezione (R-SPP) o il datore di lavoro che intenda svolgere direttamente i compiti di prevenzione e protezione dei rischi

3.3.1 Analisi del ruolo professionale

Le due figure sopra menzionate si differenziano l'una dall'altra per la capacità di potere decisionale di cui sono portatrici: modesta per la prima, massima per la seconda. Tuttavia dal punto di vista tecnico le due figure si equivalgono, dovendo svolgere identico ruolo. Per questa ragione faremo riferimento, nel prosieguo di questo paragrafo, al R-SPP, figura verosimilmente più diffusa.

Il riferimento al datore di lavoro potrà essere facilmente effettuato modificando i verbi relativi ad azioni in cui è implicata la presenza - o no - di potere decisionale (es.: il verbo "proporre" va sostituito con "valutare e mettere in atto" ecc.).

Il compito del R-SPP è collaborare con il datore di lavoro, sulla base della specifica conoscenza dell’organizzazione aziendale:

· all'individuazione e alla valutazione dei fattori di rischio

· all'individuazione delle misure per la sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro nel rispetto della normativa vigente

· proporre il programma di prevenzione

· proporre le procedure di sicurezza per le varie attività aziendali

· proporre i programmi di informazione e formazione dei lavoratori

· fornire ai lavoratori informazioni sui rischi, generali per l'azienda e specifici per il singolo, sulle norme di sicurezza previste, sui pericoli connessi all'uso delle sostanze e dei preparati pericolosi, sulle procedure di pronto soccorso, di lotta antincendio

· contribuire ad una formazione, sufficiente e adeguata, in materia di sicurezza e di salute con riferimento al proprio posto di lavoro e alle proprie mansioni, di ciascun lavoratore.

Tali attività e compiti, per essere veramente efficaci, dovranno integrarsi con quelli propri del datore di lavoro e del RLS, nonché del medico competente.

3.3.2 Bisogni formativi

Dall'analisi di quanto indicato nel testo del Decreto, si individuano le seguenti aree di attività:

· analisi/valutazione dei rischi

· scelta e mantenimento in essere delle misure di prevenzione

· informazione/formazione dei lavoratori che richiedono lo sviluppo di competenze:

- progettuali

- diagnostiche

- decisionali

- comunicative

nonché l’acquisizione di conoscenze specifiche, di sapere applicativo, che devono necessariamente riferirsi almeno a:

· norme di legge e di buona tecnica sulle materie di sicurezza ed igiene del lavoro

· analisi dei rischi (di qualunque natura)

· sistemi di prevenzione

· costruzione di piani e di programmi (di analisi, di intervento, di verifica di risultato)

· progettazione di programmi di informazione e di formazione

· costruzione di strumenti propri di analisi e di verifica (schede ed altro materiale).

La formazione dovrebbe favorire nei soggetti l'acquisizione di modelli cognitivi forti, soprattutto sul piano logico e metodologico (quelli che consentono la "navigazione" in qualsiasi mare), che rendono più sicuri e duraturi gli strumenti e le conoscenze tecniche, cui comunque va riservato uno spazio adeguato.

3.3.3 Caratteristiche dei destinatari dell'iniziativa formativa

La scolarità di queste figure è in genere di tipo medio-alto (diploma superiore- laurea).

Nel caso di tecnici già presenti in azienda, la conoscenza del ciclo tecnologico è buona, mentre per quanto concerne le nozioni dei rischi specifici, esse saranno verosimilmente condizionate dalla matrice professionale di provenienza (ingegneristica vs. chimica fisica o biologica) e, come tali, carenti sull'uno o sull'altro versante. Scarse in generale le conoscenze dei processi interpersonali, degli aspetti comunicativi, della progettazione formativa-informativa.

In alcuni casi, e sempre nei datori di lavoro che intendono svolgere direttamente le funzioni del SPP, esiste una esperienza negoziale.

Dal punto di vista motivazionale, la spinta più rilevante alla formazione potrebbe essere il timore di responsabilità non sufficientemente conosciute più che l'interesse ad apprendere una nuova professione, considerata sovente come aggiunta a quella preesistente, che permane.

Diverso è il caso dei soggetti assunti espressamente per svolgere il compito di R-SPP, ovvero di quei tecnici di aziende di dimensioni medio-grandi che già svolgevano in passato un ruolo analogo: in tutti questi è lecito attendersi un background formativo specifico che occorrerà solo arricchire con iniziative ad hoc, di breve durata.

Infine, dove si prevede l'istituzione di un vero e proprio Servizio di prevenzione e protezione, dotato di più figure, il responsabile potrà più propriamente assumere un ruolo di coordinamento e gestione, e dovrà quindi ricevere una formazione mirata a questi aspetti con conseguenti contenuti e durata diversi da quanto qui previsto.

3.3.4 Progetto formativo

La formazione del datore di lavoro che intende svolgere direttamente le attività del SPP è regolamentata dal DM 16/1/1997, precedentemente citato (All. n. 1).

I contenuti della formazione di questi soggetti sono individuati nell'art. 3 del decreto:

· il quadro normativo in materia di sicurezza dei lavoratori e la responsabilità civile e penale;

· gli organi di vigilanza e controllo nei rapporti con le aziende;

· la tutela assicurativa, le statistiche ed il registro degli infortuni;

· i rapporti con i rappresentanti dei lavoratori;

· appalti, lavoro autonomo e sicurezza;

· la valutazione dei rischi;

· i principali tipi di rischio e le relative misure tecniche, organizzative e procedurali di sicurezza;

· i dispositivi di protezione individuale;

· la prevenzione incendi e i piani di emergenza;

· la prevenzione sanitaria;

· l'informazione e la formazione dei lavoratori.

Per le ragioni richiamate nell'introduzione, nessuna indicazione ministeriale è da attendersi per i corsi per R-SPP.

Durata: Il DM 16/1/1997 prevede per la formazione di questi soggetti corsi con durata minima di 16 ore.

Accanto a questo momento formativo, da considerarsi di base, può essere opportuno prevedere successivi moduli di approfondimento su temi specifici.

Modalità organizzative: come quelli destinati ai RLS, anche questi corsi dovranno essere preferibilmente indirizzati a soggetti provenienti dallo stesso comparto, o da comparti analoghi, per un numero non superiore a 25-30 discenti e saranno supportati, per tutta la durata, da un conduttore che garantisca il raccordo tra i docenti.

Questi ultimi saranno scelti tra esperti delle discipline a cui afferiscono gli argomenti trattati (igiene industriale, medicina del lavoro, antinfortunistica, giurisprudenza, psicologia o tecniche della comunicazione, ecc.).

Per le materie con evidenti ricadute applicative tecniche (es.: igiene industriale per gli aspetti impiantistici e antinfortunistica per gli aspetti di sicurezza delle macchine e degli impianti) è richiesta una buona conoscenza del comparto di provenienza dei discenti.

Modalità didattiche: la sequenza degli incontri dovrebbe prevedere un buon equilibrio tra lezioni frontali, esercitazioni in aula, esercitazioni in azienda con relativa discussione in aula, lavori di piccolo gruppo.

Occorre infatti trasmettere una serie di nozioni teoriche di base, selezionate ma rigorose, indispensabili per governare con qualche destrezza l'applicazione pratica a problemi specifici (lezione frontale). La risoluzione di questi ultimi, di tipo valutativo, prevenzionistico, comunicativo deve costituire la parte preponderante del corso, che deve fornire al discente, attraverso una fitta esemplificazione, modelli di approccio e, in alcuni casi, di risposta alle numerose questioni che questa figura dovrà affrontare.

Nella sequenza degli argomenti da trattare, sarà opportuno affrontare in prima istanza le questioni giuridiche inerenti al ruolo e alla responsabilità del R-SPP per fornire da subito risposte ai timori verosimilmente presenti.

Nel prosieguo del corso dovranno invece comparire con assai maggior risalto le valenze tecniche organizzative e relazionali che caratterizzano questa professione affinché, accanto alle categorie "conformità - disconformità dalla legge" e "responsabilità penale - amministrativa" si rafforzino quelle legate al concetto di "qualità del lavoro" e di "professionalità".

Valutazione di apprendimento: in relazione al carattere spiccatamente professionalizzante che questi corsi devono assumere, sarà opportuno prevedere verifiche di apprendimento alla fine di ogni modulo, o blocco di argomenti.

Il test dovrebbe essere nominativo e, nel caso di corsi con certificazione finale, tale certificazione non potrà essere rilasciata che in seguito al superamento di una percentuale prestabilita, e dichiarata all’inizio del corso, di prove.

3.4 Lavoratori incaricati della prevenzione incendi, lotta antincendio, gestione

dell’emergenza

3.4.1 Analisi del ruolo professionale

Il mandato di queste figure è solo sommariamente richiamato dagli artt. 1, 3, 12, 13 e 14 del Decreto; si segnala che l'argomento è esplicitamente affrontato dalla Circolare P1564/4146 del 29/8/95 del Ministero dell'Interno.

Queste figure dovranno possedere una qualificazione specificamente tecnica (salvataggio, lotta antincendio, attivazione di dispositivi di sicurezza), ma anche essere dotati di particolari requisiti personali, sia in termini di capacità di prendere decisioni rapide e razionali in situazioni di emergenza, che nella direzione di fornire un supporto psicologico rassicurativo onde evitare o contenere eventuali situazioni di panico.

Mentre sulle competenze tecniche una adeguata formazione può essere considerata strumento necessario e sufficiente, per quanto attiene al secondo blocco di requisiti è necessario prevedere in partenza particolari doti caratteriali e personali sulle quali potranno utilmente innestarsi gli interventi di natura formativa.

3.4.2 Bisogni formativi

· Conoscenza dei principi della lotta antincendio

· conoscenza di situazioni che possono dar luogo a stati di emergenza (sversamenti, rilasci di sostanze nocive, ecc.)

· conoscenza degli specifici compiti assegnati nell’ambito del piano di emergenza

· conoscenza dei percorsi e dei siti strategici della procedura di evacuazione

· conoscenza della dislocazione e del funzionamento dei dispositivi di sicurezza, dei dispositivi di protezione individuale e dei presidi antincendio e dei sistemi di abbattimento e contenimento

· conoscenza di siti critici dell’azienda in relazione a situazioni di emergenza (depositi di materiale infiammabile, tossico, nocivo, ecc.)

· capacità di individuare l’entità dell’evento e le sue possibili conoscenze, in relazione alla necessità o meno di attivare interventi esterni (VVFF, Agenzie regionali per l'ambiente, ecc.)

· capacità di prevenire o almeno contenere eventuali situazioni di panico tramite opportuno supporto psicologico-rassicurativo.

3.4.3 Caratteristiche dei destinatari dell’iniziativa formativa

Le caratteristiche di scolarità di questi soggetti possono essere di varia natura, mentre sarà verosimile prevedere che essi saranno scelti tra personale collocato precedentemente in posizioni lavorative intermedie (capireparto, capiturno, ecc.).

Ciò appare opportuno sia per il grado di conoscenza dell’azienda che queste figure hanno e che è particolarmente utile in situazioni di emergenza, sia per il ruolo gerarchico da essi svolto ordinariamente, che può essere prezioso al momento in cui sia necessario attivare una procedura che dovrà essere eseguita fedelmente.

3.4.4 Progetto di formazione

Il DM 10/03/98 introduce (All. IX) i "Contenuti minimi dei corsi di formazione per addetti alla prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione delle emergenze, in relazione al livello di rischio dell'attività", individuando in modo preciso e dettagliato i contenuti dei corsi:

Corso per addetti antincendio in attività a rischio di incendio basso (durata 4 ore):

1 L'INCENDIO E LA PREVENZIONE (1 ora):

× principi della combustione;

× prodotti della combustione;

× sostanze estinguenti in relazione al tipo di incendio;

× effetti dell'incendio sull'uomo;

× divieti e limitazioni d'esercizio;

× misure comportamentali.

2 PROTEZIONE ANTINCENDIO E PROCEDURE DA ADOTTARE IN CASO DI INCENDIO (1 ora):

× principali misure di protezione antincendio;

× evacuazione in caso di incendio;

× chiamata dei soccorsi.

3 ESERCITAZIONI PRATICHE (2 ore):

× presa visione e chiarimento sugli estintori portatili;

× istruzioni sull'uso degli estintori portatili effettuata o avvalendosi di sussidi audiovisivi o tramite dimostrazione pratica.

Corso per addetti antincendio in attività a rischio di incendio medio (durata 8 ore):

1 L'INCENDIO E LA PREVENZIONE INCENDI (2 ore):

× principi sulla combustione e l'incendio;

× le sostanze estinguenti;

× triangolo della combustione;

× le principali cause di un incendio;

× rischi alle persone in caso di incendio;

× principali accorgimenti e misure per prevenire gli incendi.

2 PROTEZIONE ANTINCENDIO E PROCEDURE DA ADOTTARE IN CASO DI INCENDIO (3 ore):

× le principali misure di protezione contro gli incendi;

× vie di esodo;

× procedure da adottare quando si scopre un incendio o in caso di allarme;

× procedure per l'evacuazione;

× rapporti con i vigili del fuoco;

× attrezzature ed impianti di estinzione;

× sistemi di allarme;

× segnaletica di sicurezza;

× impianti elettrici di sicurezza;

× illuminazione di sicurezza;

× illuminazione di emergenza.

3 ESERCITAZIONI PRATICHE (3 ore):

× presa visione e chiarimenti sui mezzi di estinzione più diffusi;

× presa visione e chiarimenti sulle attrezzature di protezione individuale;

× esercitazioni sull'uso degli estintori portatili e modalità di utilizzo di naspi e idranti.

Corso per addetti antincendio in attività a rischio di incendio elevato (durata 16 ore)

1 L'INCENDIO E LA PREVENZIONE INCENDI (4 ORE)

× principi sulla combustione;

× le principali cause di incendio in relazione allo specifico ambiente di lavoro;

× le sostanze estinguenti;

× i rischi alle persone e all'ambiente;

× specifiche misure di prevenzione incendi; accorgimenti comportamentali per prevenire gli incendi;

× l'importanza del controllo degli ambienti di lavoro;

× l'importanza delle verifiche e delle manutenzioni sui presidi antincendio.

2 LA PROTEZIONE ANTINCENDIO (4 ore)

× misure di protezione passiva;

× vie di esodo, compartimentazioni, distanziamenti;

× attrezzature ed impianti di estinzione,

× sistemi di allarme;

× segnaletica di sicurezza;

× impianti elettrici di sicurezza;

× illuminazione di sicurezza.

3 PROCEDURE DA ADOTTARE IN CASO DI INCENDIO (4 ore)

× procedure da adottare quando si scopre un incendio;

× procedure da adottare in caso di allarme;

× modalità di evacuazione;

× modalità di chiamata dei servizi di soccorso;

× collaborazione con i vigili del fuoco in caso di intervento;

× esemplificazione di una situazione di emergenza e modalità procedurali-operative.

4 ESERCITAZIONI PRATICHE (4 ore)

× presa visione e chiarimenti sulle principali attrezzature e impianti di spegnimento;

× presa visione sulle attrezzature di protezione individuale (maschere, autoprotettore, tute, ecc.);

× esercitazioni sull'uso delle attrezzature di spegnimento e di protezione individuale.

Similmente, anche per situazioni di emergenza da qualsiasi causa provocate, è opportuno che vengano attivati corsi di formazione, per addetti alla gestione delle emergenze, che possano seguire la traccia già presente per gli addetti alla prevenzione degli incendi, con le opportune integrazioni/sostituzioni degli argomenti relativi ai rischi ed alle misure di mitigazione specifici.

3.5 Lavoratori incaricati del pronto soccorso e dell’assistenza medica di emergenza

3.5.1 Analisi del ruolo professionale

Il mandato di queste figure è richiamato sommariamente nell’art. 15 del Decreto.

La variabilità degli ambienti di lavoro, in termini di dimensioni, localizzazione, rischi specifici, non consente specificazioni a questo livello di trattazione; d’altra parte è prevista una ulteriore normazione in tal senso.

Si ritiene che nella maggior parte delle attività soggette all’obbligo di osservare il Decreto queste figure dovranno svolgere un ruolo di “attesa attiva” delle strutture esterne preposte ai Pronto soccorso, limitandosi ad evitare l’aggravarsi di danni già eventualmente instaurati ed evitando atteggiamenti eccessivamente “interventistici”.

È da sottolineare come verosimilmente tale ruolo non potrà essere indifferentemente svolto da qualsiasi soggetto, per cui andranno opportunamente valutati aspetti di tipo personale e caratteriale.

3.5.2 Bisogni formativi

Devono essere distinti in relazione al grado di complessità aziendale e alla specifica natura dei rischi ivi presenti, anche dopo verifica dell’andamento del fenomeno infortunistico (sede, natura e gravità delle lesioni) e tenendo presente il ruolo di indirizzo che dovrà svolgere al proposito il medico competente (art. 17, comma 1, lettera m).

Ad un livello di base si potrà prevedere:

· conoscenza di nozioni elementari del primo soccorso in relazione a: danni oculari, ferite, emorragie, ustioni gravi, arresto cardio-respiratorio, perdita di conoscenza.

In situazioni più strutturate o a rischio o logisticamente disagevoli potrà essere utile una formazione più specialistica nell’ambito di una particolare strutturazione organizzativa, finalizzata al primo trattamento di:

· danni oculari, ustioni e causticazioni, ferite, amputazioni, distorsioni, lesioni muscolo-tendinee, lussazioni, fratture, traumi cranici, politraumatismi gravi, folgorazione, intossicazione acuta da inquinanti aerodispersi, avvelenamenti, punture di insetto, morso di vipera, patologia acuta da calore e da basse temperature, epistassi, perdita di coscienza, arresto cardio-respiratorio.

In ogni caso la formazione dovrà comprendere l’acquisizione delle seguenti capacità:

· saper descrivere alle unità di soccorso esterno lo stato del soggetto da soccorrere e le caratteristiche topografiche del luogo da raggiungere;

· saper proteggere la propria persona dai rischi derivanti dall’opera di pronto soccorso.

3.5.3 Caratteristiche dei destinatari dell’iniziativa formativa

Le caratteristiche individuali di scolarità possono essere molto varie; è comunque opportuno un discreto livello di cultura generale.

È da vedere con favore l’esistenza di una personale propensione verso l’argomento.

3.5.4 Progetto di formazione

La formazione dovrà essere pratica ed essenziale, in grado di dare luogo, al bisogno, a comportamenti precisi ed efficaci e potrà essere direttamente curata dal medico competente.

Soprattutto per le necessità organizzative di maggiore complessità si ritiene di segnalare, per la loro efficacia operativa e facilità di apprendimento, i programmi incentrati sulle tecniche BLS (basic life support) che, contenuti in termine di durata dei corsi, conseguono anche l’obiettivo di far prendere ai discenti coscienza della gravità del fatto, anche al fine di una corretta segnalazione ai presidi di soccorso ospedalieri.

A scopo esemplificativo si riportano, negli Allegati 2 e 3, i progetti di 2 corsi, già concretamente utilizzati in alcune realtà territoriali, diretti ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza e ai tecnici dei Servizi di prevenzione e protezione aziendale.


RIFERIMENTI AD ALTRE MONOGRAFIE

L'argomento oggetto della presente monografia è ripreso anche in altre, dove ne sono sviluppati aspetti particolari, e precisamente:

anzitutto, specularmente a quanto detto in calce al documento n. 2, il presente documento va letto in stretta integrazione con il documento sull'informazione, partecipazione e consultazione dei lavoratori;

nel documento n. 4 sono affrontati i problemi specifici di formazione per gli addetti alla gestione delle emergenze, con particolare riferimento all'unità di pronto soccorso;

nel documento n. 8 si fa riferimento alle competenze professionali che devono essere patrimonio del responsabile e degli addetti del Servizio di prevenzione e protezione aziendale, e quindi alle esigenze formative che li riguardano;

nei documenti n. 11 e n. 12 si fa particolare riferimento alle esigenze di formazione e addestramento connesse all'uso delle attrezzature di lavoro e dei DPI, così come nel documento n. 14 viene richiamata la specifica formazione che va garantita ai lavoratori a rischio per la movimentazione manuale dei carichi;

infine nei documenti n. 15 e n. 16 si fa riferimento alle esigenze formative connesse alla protezione da agenti cancerogeni e da agenti biologici.