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Collaborazione degli organismi paritetici alla formazione      

Particolare importanza è attribuita dal “testo unico” di salute e sicurezza sul lavoro al ruolo degli organismi paritetici, quale definito dall’articolo 51 del d.lgs. n. 81/2008. Va, tuttavia, chiarito al riguardo che il “testo unico” di salute e sicurezza sul lavoro promuove il ruolo di tali organismi a condizioni precise e, in particolare, a condizione che essi siano costituiti nell’ambito di “associazioni dei datori di lavoro e dei prestatori di  lavoro  comparativamente  più  rappresentative  sul  piano  nazionale”  (articolo  2, comma 1, lettera ee), d.lgs. n. 81/2008) e che operino nel settore e nel territorio di competenza (articolo 37, comma 12, del “testo unico” di salute e sicurezza sul lavoro). Ne discende che il datore di lavoro che richieda – come prevede l’articolo 37, comma12, del d.lgs. n. 81/2008 – la “collaborazione” di tali organismi per l’effettuazione delle attività di formazione è tenuto a verificare che i soggetti che propongono la propria opera a sostegno dell’impresa posseggano tali caratteristiche. Il datore di lavoro, nel caso intenda far svolgere la formazione da un ente formativo, potrà dare specifico
mandato a questo di inviare, per suo conto, la richiesta di collaborazione all’organismo paritetico. Con riferimento all’accordo ex articolo 34 del d.lgs. n. 81/2008, il quale individua i Fondi interprofessionali di settore tra i soggetti legittimati ope legis alla erogazione della formazione, si precisa che nel caso in cui da statuto tali soggetti non si configurino come erogatori diretti, questi, ai fini dell’erogazione dei corsi in questione, dovranno avvalersi  di  soggetti  formatori  esterni  alle  proprie  strutture  secondo  le  previsioni riportate in coda al punto 1 dell’accordo (“Individuazione dei soggetti formatori e sistema di accreditamento”).   Si ritiene utile ribadire quanto già esposto dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali nella circolare n. 20 del 29 luglio 2011, vale a dire che la norma in ultimo citata non impone al datore di lavoro di effettuare la formazione necessariamente con gli organismi paritetici quanto, piuttosto, di mettere i medesimi a conoscenza della volontà di svolgere una attività formativa; ciò in modo che essi possano, se del caso, svolgere efficacemente  la  funzione  che  il  “testo  unico”  attribuisce  loro,  attraverso  proprie proposte al riguardo. Resta inteso che tale richiesta di collaborazione opera unicamente in relazione agli organismi paritetici che abbiano i requisiti di legge e che, quindi, siano costituiti nell’ambito di organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale (in questo senso la definizione di “organismo paritetico” dettata all’articolo 2, comma 1, lettera ee), del d.lgs. n. 81/2008) e che svolgano la propria attività di “supporto” alle aziende operando sia nel territorio che nel settore di attività del datore di lavoro (in questo senso l’articolo 37, comma 12, citato). Rispetto a tale previsione, si ritiene che il “territorio” di riferimento possa essere individuato nella Provincia, contesto nel quale usualmente operano gli organismi paritetici. Nei soli casi in cui il sistema di pariteticità non sia articolato a livello provinciale ma sia comunque presente a livello regionale, la collaborazione opererà a tale livello. Qualora, invece, gli organismi paritetici non siano presenti a né a livello provinciale né a livello regionale, il datore di lavoro che intendesse farlo, senza che – in tal caso – si applichi la previsione di cui all’articolo 37, comma 12, del “testo unico”, potrà comunque rivolgersi ad un livello superiore a quello regionale. Relativamente alle aziende con più sedi in differenti contesti territoriali, l’organismo di riferimento può essere individuato avendo riguardo alla sede legale dell’impresa.

Ai fini del possesso dei citati criteri di legge da parte dell’organismo paritetico, attese le frequenti richieste di chiarimento pervenute, si ritiene di individuare quale criterio presuntivo della c.d. “rappresentatività comparata” (sempre solo limitatamente alle finalità di cui alla interpretazione dell’articolo 37, comma 12, del d.lgs. n. 81/2008) applicabile quello di essere costituito nell’ambito di associazioni datoriali o sindacali cui aderiscano organizzazioni datoriali o sindacali – nazionali, territoriali o di settore – firmatarie di un contratto collettivo nazionale di lavoro. Al riguardo, va esclusa la rilevanza della firma per mera adesione, essendo necessario che la firma sia il risultato finale di una partecipazione ufficiale alla contrattazione. Tale criterio non pregiudica la possibilità delle singole organizzazioni datoriali o sindacali di dimostrare le propria rappresentatività secondo altri consolidati principi giurisprudenziali. Restano  ferme  le  eventuali  specifiche  disposizioni  adottate  dalle  Regioni  o  dalle Province autonome in ordine al riconoscimento della rappresentatività degli organismi paritetici. Rimane, altresì, impregiudicata l’applicazione del disposto di cui all’articolo9 del decreto del Presidente della Repubblica 6 gennaio 1978, n. 58, e successive modifiche e integrazioni. Resta inteso che – in ossequio al principio della pariteticità – sia le associazioni datoriali sia le associazioni sindacali nel cui ambito sia costituito l’organismo paritetico devono essere in possesso sia del criterio presuntivo appena esposto che di quello territoriale di cui sopra.Al fine di evitare erronei affidamenti dei datori di lavoro nei riguardi di organismi paritetici che, attraverso pubblicità o propri siti, affermino essere in possesso dei citati requisiti di legge, si ritiene opportuno puntualizzare che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali non provvede ad alcun accreditamento rispetto agli organismi paritetici né riconosce ai medesimi o alle organizzazioni datoriali o sindacali nel cui contesto i medesimi  organismi  siano  costituiti  alcuna  capacità  di  rappresentanza  in  base  a protocolli o “codici” del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, i quali, pertanto, non rilevano ai fini della verifica dei requisiti appena richiamati. Allo stesso modo e per le  stesse  ragioni  non  può  essere  attribuita  alcuna  valenza,  ai  fini  del  possesso  dei requisiti di rappresentanza di cui alla legge, all’eventuale inoltro al Ministero del lavoro e delle politiche sociali di documentazione finalizzata al citato “accreditamento”.Inoltre, si ricorda che l’accordo ex articolo 34 precisa che gli organismi paritetici sono soggetti formatori per i datori di lavoro qualora effettuino le “attività formative o di aggiornamento direttamente o avvalendosi di strutture formative di loro diretta emanazione”. Tale previsione, applicabile anche alle associazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori e agli enti bilaterali, implica che gli organismi paritetici debbano svolgere attività di formazione direttamente o per mezzo di strutture formative proprie o almeno partecipate, senza  poter procedere all’utilizzo di strutture esterne se non accreditate ai sensi dell’intesa del 20 marzo 2008 in Conferenza Stato Regioni e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 23 gennaio 2009. Inoltre, gli organismi paritetici non possono procedere ad alcun “accreditamento” della formazione svolta da altri soggetti, la quale, quindi, non ha alcuna rilevanza relativamente al rispetto delle disposizioni di legge e di quelle di cui agli accordi del 21 dicembre.Quanto alle modalità di richiesta di collaborazione agli organismi paritetici, la nota alla “Premessa” dell’accordo ex articolo 37, puntualizza che: “Ove la richiesta riceva riscontro da parte dell’ente bilaterale o dell’organismo paritetico, delle relative indicazioni occorre tener conto nella pianificazione e realizzazione delle attività di formazione, anche ove tale realizzazione non sia affidata agli enti bilaterali o agli organismi paritetici. Ove la richiesta di cui al precedente periodo non riceva riscontro dall’ente bilaterale o dall’organismo paritetico entro quindici giorni dal suo invio, il datore  di  lavoro  procede  autonomamente  alla  pianificazione  e  realizzazione  delle attività di formazione”. Al riguardo, si puntualizza che la richiesta in parola può essere avanzata anche ad uno solo (ove ve ne siano diversi) di organismi paritetici in possesso dei requisiti sin qui richiamati, in qualunque modo idoneo allo scopo (ad esempio, anche con semplice comunicazione per posta elettronica, purché contenga indicazioni sufficienti  a  poter  permettere  all’organismo  paritetico  di  comprendere  il  tipo  di intervento formativo di riferimento e, quindi, mettendolo nelle condizioni di potere supportare il datore di lavoro al riguardo).Della risposta dell’organismo paritetico il datore di lavoro tiene conto, senza che, tuttavia, ciò significhi che la formazione debba essere svolta necessariamente con l’organismo paritetico, qualora la risposta di quest’ultimo comprenda una proposta di svolgimento presso l’organismo della attività di formazione né che le indicazioni degli organismi paritetici debbano essere obbligatoriamente seguite nella realizzazione dell’attività formativa.

Scarica linee guida formazione accordi  ex articolo  34,  comma 2,  e  37, comma 2, del decretolegislativo 9 aprile2008, n. 81, e successive modificazioni eintegrazioni

La Conferenza Stato Regioni, presieduta dal Ministro per gli affari regionali, il turismo e lo sport, ha esaminato e discusso i seguenti punti all’ordine del giorno, con gli esiti indicati:

Approvato dalla Conferenza Stato-Regioni nella seduta del 25/7/2012 il documento proposto dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali recante le linee applicative degli Accordi del 21/12/2011 sulla formazione dei datori di lavoro RSPP ex art. 34 del D. Lgs. n. 81/2008 e s.m.i. e sulla formazione dei lavoratori, dirigenti e preposti ex art. 37


Accordo tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano sul documento proposto dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali recante: “Linee guida per il settore della musica e delle attività ricreative, ai sensi dell’articolo 198 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n.81”. SANCITO ACCORDO

 Accordo tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, sul documento proposto dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali recante “Adeguamento e linee applicative degli accordi ex articolo 34, comma 2 e 37, comma 2 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e successive modificazioni e integrazioni. SANCITO ACCORDO..............


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Formazione accordo stato regioni
Scarica Linee applicative in Conferenza Stato-Regioni 2012

Vedi anche :

Linee guida per il settore della musica e delle attività ricreative convocata conferenza Stato Regioni

e learning

Possono essere utilizzate piattaforme e-learning, cioè un modello formativo interattivo attraverso una piattaforma informatica che rende l’apprendimento più dinamico


E’ consentito per (punto 3 Accordo):

- formazione generale dei lavoratori;
- la formazione dei dirigenti;
- corsi aggiornamento lavoratori/preposti/dirigenti;
- la formazione dei preposti solo per i punti da 1 (Principali soggetti del sistema di prevenzione aziendale) a 5 (Tecniche di comunicazione e sensibilizzazione dei lavoratori).
- progetti formativi sperimentali anche per la formazione specifica dei lavoratori e preposti
 
Si potrà ricorrere all’e-learning qualora ricorrano determinate condizioni:

1) la formazione può svolgersi presso la sede del formatore, presso l’azienda o presso domicilio del partecipante, purchè le ore utilizzate vengano considerate orario di lavoro effettivo.
2)  Programma e materiale didattico formalizzato
3) Tutor o esperto con esperienza almeno triennale in salute e sicurezza.
4) Valutazione: prove di autovalutazione e prova di apprendimento finale.
5) Deve essere indicata la durata di studio suddivisa in unità didattiche omogenee.
6) Materiali

Vedi anche :

Linee guida regionali per la sorveglianza sanitaria in edilizia
La Regione Lombardia aggiorna le linee guida per la sorveglianza sanitaria nel comparto edile. La visita medica preventiva e gli accertamenti finalizzati ad escludere o identificare l’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope.

In Italia stiamo assistendo in questi anni ad un forte crescita delle denunce di malattie professionali (dalle 26.745 del 2006 alle 42.397 del 2010); crescita che, al di là dell’attuale maggiore sensibilizzazione dei lavoratori e dall’inclusione nelle nuove tabelle di patologie prima escluse, mostra un’area critica in cui è necessario intervenire con idonee forme di prevenzione, specialmente con riferimento ai problemi osteo-articolari e muscolo-tendinei.
 
In concomitanza con una campagna nazionale a sostegno del piano di prevenzione sulle malattie professionali, la Direzione Regionale Sanità della Regione Lombardia ha approvato il 19 giugno 2012 con Decreto n. 5408 uno specifico aggiornamento delle “Linee Guida Regionali per la Sorveglianza Sanitaria in Edilizia” emanate il 31 ottobre 2002.
 

Il documento approvato - dal titolo “Linee guida regionali per la sorveglianza sanitaria in edilizia: aggiornamento del Decreto Direttore Generale Giunta Regionale del 31 ottobre 2002 – N. 20647” - è stato redatto nell’ambito dei lavori del Laboratorio di approfondimento “Costruzioni” e fornisce a tutti gli operatori della prevenzione, pubblici e privati, ai Medici Competenti, ai medici delle ASL, ai Datori di Lavoro, ai RSPP, ai RLS e lavoratori del settore edile della Lombardia, precisi indirizzi sulla sorveglianza sanitaria, data la prevalenza e incidenza delle malattie occupazionali e l’entità del fenomeno infortunistico che contraddistinguono il settore edile.
L’aggiornamento non tiene conto solo dell’emanazione del Decreto legislativo 81/2008, ma anche delle novità in ambito scientifico e di documenti come le “Linee Guida per la valutazione del rischio e la sorveglianza sanitaria in edilizia” della SIMLII (VOL 22, 2008) e degli “Occupational health standards in the construction industry” della Health and Safety Executive (RR584 – 2007).

Scarica documento
Il documento fornisce ad esempio linee di indirizzo riguardo sia alla visita medica preventiva, “intesa a constatare l’assenza di controindicazioni al lavoro cui il lavoratore è destinato”, che alle visite mediche periodiche “mirate a monitorare nel tempo le condizioni di salute dei lavoratori e la loro idoneità alla mansione specifica, compiti in capo al Medico Competente”.

E’ opportuno ricordare, come già precisato nel decreto n. 20647/2002, che il programma di sorveglianza sanitaria proposto “non va applicato come un protocollo rigido, ma va adattato alle singole specifiche situazioni”. Scopo particolare è fornire al Medico Competente, in funzione dei rischi specifici che caratterizzano il cantiere edile e delle evidenze scientifiche più recenti, indicazioni utili a migliorare l’efficacia e l’efficienza della propria attività e indicare modelli per una corretta ed idonea sorveglianza sanitaria.

La finalità degli accertamenti periodici, clinico-strumentali e laboratoristici, è controllare l’insorgenza di eventuali variazioni dello stato di salute, ove possibile in fase precoce e reversibile, causate all’esposizione a specifici fattori di rischio occupazionali durante lo svolgimento dell’attività lavorativa. Questi accertamenti vanno finalizzati anche alla valutazione di eventuali patologie comuni, a carico degli organi bersaglio dei fattori di rischio, subentrate successivamente alle precedenti visite, che potrebbero peggiorare a causa del lavoro, favorire l’insorgenza di malattie professionali o aumentare il rischio di infortunio.

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FORMAZIONEPubblicato l'Elenco dei Soggetti Abilitati per l’effettuazione delle Verifiche Periodiche

Con il Decreto Dirigenziale del 21 Maggio 2012 è stato pubblicato il primo elenco, di cui al punto 3.7 dell’Allegato III del D.M. 11 Aprile 2011, dei Soggetti Abilitati per l’effettuazione delle Verifiche Periodiche degli Apparecchi di Sollevamento di cui all’art.71, comma 11, del Decreto Legislativo n.81/2008 e s.m.i.

Scarica il Testo


ACCORDO STATO REGIONINovità sulla Formazione degli Operatori
Sancito l'accordo tra Stato, Regioni e Province Autonome

Nella seduta del 22 Febbraio 2012, così come disposto dall' art. 73, comma 5, del D.Lgs. 81/08, sono stati individuati gli apparecchi di sollevamento per i quali è richiesta una specifica abilitazione degli operatori, nonchè le modalità di riconoscimento di tale abilitazione, i soggetti formatori, la durata e il programma dei corsi.

L'accordo dovrà ora essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale ed entrerà in vigore dopo 12 mesi dalla data di pubblicazione.

Sono però previsti ulteriori 24 mesi entro i quali gli operatori delle gru dovranno effettuare i corsi con le nuove modalità.

Per gli operatori che hanno già effettuato una formazione specifica (con durata inferiore a quella prevista del nuovo decreto) dovrà essere effettuato un corso di aggiornamento di 4 ore (1 ora di teoria + 3 ore di pratica).

Saranno previsti dei test di valutazione sia per la parte teorica che per la parte pratica. Alla fine di ciascun modulo teorico ci sarà un test a risposta multipla che risulterà superato con il 70% delle risposte esatte.

Saranno possibili assenze per un massimo del 10% del monte ore previsto per i corsi e l'attestato di abilitazione avrà una validità di 5 anni, dopodichè sarà necessario un aggiornamento di 4 ore.

vademecum_operatori attrezzature formazione

Accordo Stato Regioni sulla Formazione
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attrezzature LAVORO DEC 11 APRILE 2011Istanze per l’abilitazione alle verifiche periodiche delle attrezzature di lavoro
Primi chiarimenti dalla Circolare 21 dell’8 agosto 2011

In seguito ai numerosi quesiti concernenti l’applicazione del D.M. 11.04.2011, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha pubblicato la Circolare n. 21 dell’8 agosto 2011 che fornisce i primi chiarimenti sul contenuto delle istanze relative alla richiesta di iscrizione nell’elenco dei soggetti abilitati all’effettuazione delle verifiche periodiche sulle attrezzature di lavoro, di cui al punto 1.1. dell’Allegato III al Decreto Ministeriale dell’11 aprile 2011.

Pubblicato il Decreto sulle verifiche degli Apparecchi di Sollevamento e sulla abilitazione dei verificatori

E' stato modificato il regime delle verifiche periodiche delle attrezzature di lavoro, in particolare degli apparecchi di sollevamento di cui all'Allegato VII del D.Lgs. 81/08.

E' stato infatti pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n° 98 del 29 Aprile 2011 il Decreto Interministeriale dell' 11/4/2011 contenente le modalità di effettuazione delle verifiche periodiche delle attrezzature di lavoro elencate in Allegato VII, nonché i criteri per l'abilitazione dei soggetti autorizzati ad effettuare le verifiche di cui all'articolo 71 comma 13 del medesimo Decreto.

Il decreto abilita i soggetti privati, quali organismi o enti ispettivi di tipo "A" ai sensi della norma UNI 17020 ad effettuare le verifiche periodiche delle attrezzature da lavoro contenute nell'Allegato VII del D.Lgs 81/08, aprendo di fatto la possibilità di intervenire direttamente quando gli enti pubblici non vi riescano nei tempi previsti.

Il provvedimento entra in vigore dal 28/07/2011 (90 giorni dopo la pubblicazione in G.U.), ad eccezione dell’Allegato III, concernente le modalità per l’abilitazione, il controllo ed il monitoraggio dei soggetti pubblici e privati incaricati delle verifiche, entrato invece in vigore il 30/04/2011.
Si rammenta che l’art. 71, commi 11, 12 e 13, del D.Lgs. 81/2008, prevede l’obbligo a carico del datore di lavoro di sottoporre le attrezzature di lavoro riportate nell’Allegato VII a verifiche periodiche volte a valutarne l’effettivo stato di conservazione e di efficienza ai fini della sicurezza, con la frequenza indicata nel medesimo Allegato.

Titolare della prima verifica, da effettuarsi nel termine di 60 giorni dalla richiesta, è l’Inail (in sostituzione dell’Ispesl, citato nel testo del D.Lgs. 81/2008 ma nel frattempo soppresso, e le cui funzioni sono state assorbite dall’Inail), mentre ricade in capo alle ASL la titolarità delle verifiche periodiche successive, da effettuarsi nel termine di 30 giorni dalla richiesta da parte del datore di lavoro.

ASL e Inail possono a loro volta avvalersi del supporto di soggetti pubblici e privati abilitati (ai sensi del nuovo decreto in esame), cui il datore di lavoro può in ogni caso rivolgersi in caso di mancato rispetto da parte degli Enti preposti dei termini per le verifiche.

I soggetti pubblici o privati sono a loro volta comunque tenuti al rispetto dei termini temporali di cui sopra, previsti dal Testo Unico per la Prima Verifica periodica e per quelle successive.
Il decreto individua dunque le modalità per l’abilitazione dei soggetti abilitati, pubblici o privati, di cui i titolari della funzione di verifica si possono avvalere, e che verranno iscritti in un apposito elenco costituito presso l’Inail, le ASL o su base regionale.

Decreto Ministeriale sul nuovo regime di Verifiche Periodiche degli Apparecchi di Sollevamento
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Attrezzature di lavoro formazione , Formazione degli Operatori , Sancito l'accordo tra Stato, Regioni e Province Autonome , 22 Febbraio 2012 ,

La Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro istituita presso il Ministero del Lavoro ha approvato le procedure standardizzate per la valutazione dei rischi nelle aziende che occupano fino a 10 lavoratori .

Le nuove procedure saranno recepite attraverso un decreto interministeriale, già in preparazione, dopo aver acquisito il parere della Conferenza Stato-Regioni.

E’ importante la data di entrata in vigore di tale decreto interministeriale in quanto in base al Decreto Legge n. 57 del 12/5/2012, il termine entro il quale le aziende fino a 10 lavoratori possono ricorrere, ai sensi dell’art. 29 comma 5  del D. Lgs. n. 81/2008, all’autocertificazione dei rischi già fissato al 30/6/2012 è stato slittato fino a tre mesi dopo tale entrata in vigore del decreto medesimo. Trascorso tale termine cessa il regime dell’autocertificazione della valutazione dei rischi e la stessa dovrà obbligatoriamente essere fatta sulla base delle procedure standardizzate.

Il comma 5 di tale articolo 29 prevedeva che i datori di lavoro che occupano fino a 10 lavoratori (e facoltativamente per quelli che occupano sino a 50 dipendenti) effettuano la valutazione dei rischi sulla base di procedure standardizzate.

Fino al 30 giugno 2012, gli stessi datori di lavoro potevano autocertificare l'effettuazione della valutazione dei rischi.

Non essendo ancora disponibili le procedure standardizzate richiamate, il decreto ha espressamente previsto che l’autocertificazione sarà ammessa "fino alla scadenza del terzo mese successivo alla data di entrata in vigore del decreto interministeriale e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2012 ".

Pertanto, in attesa della pubblicazione delle procedure, e comunque sino al 31 dicembre 2012, le aziende sino a 10 dipendenti potranno assolvere l’obbligo di effettuazione della valutazione dei rischi mediante autocertificazione

- Scarica testo delle procedure standardizzate

- Vedi anche

le procedure standardizzate , Decreto Legge n. 57 del 12/5/2012 , le procedure standardizzate per il DVR , Procedure standardizzate valutazione dei rischi , Procedure standardizzate valutazione dei rischi ,

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Ai partecipanti sarà rilasciato l'attestato di frequenza avente valore legale.
brochure Scarica brochure evento


Formazione Certificata, Fondi Interprofessionali, Certificazione delle competenze , 5 crediti formativi validi ,

Passa in Senato il dl sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro nel settore dei trasporti e delle microimprese: l’aula ha dato il suo lasciapassare con 268 si. Così dopo l’ok della Camera, il testo diventa definitivamente legge.

Slitta, invece, al 15 maggio 2013 il termine per l'adozione dei regolamenti per il coordinamento con la legislazione speciale relativa alle attività lavorative a bordo delle navi, in ambito portuale, e per il settore delle navi da pesca e del trasporto ferroviario. Provvedimento prorogato al 31 dicembre 2012 il termine entro il quale i datori di lavoro, che occupano fino a 10 dipendenti, possono effettuare l'autocertificazione della valutazione dei rischi nell'ambito di procedure standardizzate. L'adozione di queste procedure consentirà, a parità di obiettivi da raggiungere in materia di sicurezza, un risparmio di spesa per le microimprese.

Soddisfazione è stata espressa dal relatore, il senatore del Pd Paolo Nerozzi, il quale ha sottolineato come il decreto vada a risolvere un problema per i marittimi e i portuali. “Era necessario e opportuno un adeguamento con le norme di sicurezza definite, a suo tempo, dal ministro Damiano e successivamente da ministro Sacconi”, dice.

Rimane, ora, da risolvere un analogo problema per il settore ferroviario che sarà trattato prossimamente in un altro decreto-legge.

Massima attenzione, infatti, viene riservata ad ogni settore dato che i trasporti, in genere, hanno una propria particolarità. Basta considerare che sia come personale che come rapporti con le normative internazionali, presenta una promiscuità: sugli scafi, ad esempio, vigono normative diverse rispetto a quelle vigenti a terra.


Vedi anche

Decreto legge 12 maggio 2012 n 57

Master TECNICO DELLA SICUREZZA SUL LAVORO (I EDIZIONE)

1500 ore - 60 CFU

Durata annuale, per un complessivo carico didattico pari a 1500 ore corrispondenti a 60 CFU

Il corso si propone di analizzare le principali novità apportate dal D.lgs. n. 81 del 2008, sia per quanto riguarda l’assetto istituzionale che per quanto riguarda gli obblighi aziendali. Partendo dall’analisi dei nuovi obblighi gestionali, il percorso formativo prende in considerazione tutti i punti focali della salute e della sicurezza aziendale, soffermandosi soprattutto su quelli innovativi e su quelli che hanno evidenziato le prime criticità di applicazione. Verranno spiegate ed approfondite le metodiche di progettazione dei Sistemi di Gestione della Sicurezza sul Lavoro, per dar modo a coloro che intendono utilizzare la presunzione di conformità sancita dall’art. 30 del Decreto, di iniziarne il percorso di implementazione ed eventuale certificazione. Il corso di Master prevede infine l’analisi dei sistemi di responsabilità sociale delle imprese, per guidare i partecipanti verso una più partecipata e condivisa immagine dell’azienda e una panoramica sui contenuti, modalità espressive e media planning delle campagne per la cultura della prevenzione e sicurezza.

Le aree di insegnamento sono: la legislazione in tema di sicurezza, i fattori di rischio negli ambienti di lavoro, i rischi di natura ergonomica e psicosociale e il sistema delle relazioni e della comunicazione.

Il Master si propone di formare figure professionali nell’area tecnica, tecnologica ed organizzativa della sicurezza di un’impresa, in grado di assumere responsabilità nell’ambito della sicurezza aziendale.

Ai corsisti vengono richiesti i seguenti adempimenti:

Studio del materiale didattico appositamente preparato;
Superamento dei test di autovalutazione somministrati attraverso la piattaforma ;
Partecipazione alle attività di rete;
Superamento della prova finale che si svolgerà in presenza in forma orale.
Il corso potrà prevedere degli incontri in presenza ad integrazione delle attività formative.

Sono ammessi coloro in possesso di un Diploma di Scuola secondaria superiore o titolo di studio di pari grado conseguito all'estero e riconosciuto idoneo dal Consiglio del Corso .

Per informazioni

info@networkglobalform.it







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